Trecentocinquanta millimetri di pioggia caduti nella notte a Triora. Almeno una cinquantina di alberti caduti sul Teglia. Strade divelte, fiumi esondati, ponti crollati. Un territorio devastato da una furia mai vista. La tempesta che si è abbattuta sull'entroterra del Ponente Ligure, nella notte tra venerdì e sabato, non ha lasciato scampo: gli organizztaori del Rallye Sanremo, guidati dall'architetto Sergio Maiga, le hanno tentate tutte per salvare la gara, lavorando senza sosta per tutta la notte e buona parte del mattino, ma alla fine hanno dovuto arrendersi alla forza della natura.

"Non c'erano le condizioni di sicurezza - ha spiegato Maiga - avremmo messo a repentaglio la vita dei piloti e non avremmo mai accettato di farlo. In più si tratta anche di una questione di rispetto del territorio, visto che ci sono famiglie che hanno perso tutto". Lo dice con il groppo in gola, con l'emozione vera di chi sa di doversi arrendere a una forza più grande, alla fine di una battaglia combattuta con ogni mezzo. Il patron del Rallye Sanremo ci ha provato assieme a tutti i suoi uomini, ma questa volta non c'è stato proprio nulla da fare.

Lo shakedown annullato alla vigilia - sempre per colpa della pioggia violentissima - la partenza prima posticipata di un'ora di fronte all'allerta meteo, la notte passata a lavorare sul percorso per cercare di tamponare i danno causati dalla tempesta. Tutto inutile: alla fine la Prefettura ha ritenuto che non esistessero le condizioni di sicurezza per consentire lo svolgimento della gara che è stata così definitivamente fermata. Il quinto appuntamento del Campionato Italiano Rally dunque di fatto non si è svolto. Ennesimo colpo basso del fato, in un 2020 che si conferma sempre e comunque maledetto.