Via, bisogna che mi levi questo dente. Da ieri sera tardi amici e lettori, spesso entrambi a doppio status, mi chiedono insistentemente “E sulle cose che ha detto Verstappen nel dopogara del Gp Usa, come la mettiamo? Qual è la verità, la Ferrari ha fregato davvero in questi ultimi tempi? Max ha ragione?”. 

Così, chi più chi meno. Mezzi preoccupati, mezzi offesi, tutti turbati.

E nel mondo dell’iperconnessione, in attesa che Autosprint arrivi nelle edicole, sì, giusto, due cose bisogna dirle, affinché siano ben chiare da subito. 

Ma cominciamo da Max, tanto per riassumere l’antefatto, che a Ziggo Sport, emittente del suo paese, dichiara ad Austin, commentando le scialbe prestazioni della Ferrari in gara, quarta con Leclerc: “La Ferrari? Non mi stupisce, succede quando si smette di barare… Adesso la situazione viene attentamente monitorata, ma dobbiamo continuare a tenerla d’occhio. Non è stata strana questa loro prestazione. Perché? Beh, potete arrivarci da soli”. 

Bene. Discorso semplice. L’automobilismo non è la politica. Le opinioni non contano nulla. Contano solo le verità ed esistono procedimenti specifici, credibili e veloci per accertarle.

Se su una macchina o una Casa gravano pesanti ombre e sospetti di iregolarità, si fa reclamo. La vettura viene smontata, sezionata e analizzata fino ad arrivare a una decisione che può essere di conformità o di mancata conformità dell’auto o di componenti, liquidi o specifiche parti ad essa riconducibili. Quanto a flussi o uso di energie il discorso è più complesso ma la sostanza non cambia. Si indaga, si accerta, si decide.

Questa è l’unica via. La sola. Quella giusta e onesta.

Di recente Racing Point aveva fondati dubbi sulla regolarità della Renault, si è mossa esattamente in questo modo ed ha trovato piena soddisfazione alla sua istanza. Si è accertata la mancata regolarità della Renault che se ne è assunta le conseguenze. Punto.

Vado oltre. Nel mondo delle corse, se qualcuno viene a sapere che un rivale sta correndo irregolare, stai sicuro che due secondi dopo fa reclamo e lo timbra bene bene.

Se questo non accade e ci si affida direttamente o indirettamente alle chiacchiere da bar, nel caso specifico può voler dire due cose:

1) La Ferrari è stata ed è regolare e c’è solo voglia di screditare le sue vittorie a stagione inoltrata.

2) C’è il sospetto che non sia stata regolare ma nello stesso tempo non v’è più la possibilità di dimostrarlo.

Sia nell’uno che nell’altro caso, non ha senso alzare polveroni inutili, che screditano non solo la casa del Cavallino ma la F.1 tutta, Red Bull compresa e soprattutto, Verstappen incluso.

Infine, va ricordato un principio cardine di qualsiasi civiltà, perfino a livello pregiuridico: l’onore della prova incombe verso chi vuole dimostrare un’accusa, non certo su chi è chiamato a difendersi da essa. E addirittura in questo caso la Ferrari non è chiamata neppure alla difesa, perché è come se Max Verstappen avesse fatto due chiacchiere al bar.

Tutto ciò è malinconico, penoso e anche un tantino grave.

Così facendo si mina la credibilità di tutto, salta il banco e tutto il cucuzzaro e niente è più vero.

E allora atteniamoci alle regole. Ma cominci a rispettarle per primo chi si sente danneggiato o millanta d’esserlo. Se ci sono monoposto irregolari, non si cerchino microfono e audience ma i commissari tecnici e si rediga un bel reclamo.

Per ora, di accertato, c’è solo un comportamento antisportivo di Verstappen che dice cose molto gravi, non avendo o non fornendo alcuna prova a sostegno.

Forse la cosa migliore per un pilota sarebbe tacere e tenere giù il piede, lasciando a chi di dovere l’onore e l’onore di accertare, ma anche di chiedere d’indagare, su presunte faccende delicate.

Nel calcio una boutade del genere sarebbe punita duramente, con tanto di deferimento e conseguenze disciplinari tutt’altro lievi.

Sarebbe bene che anche in F.1 le cose funzionassero allo stesso modo.

Se Red Bull ha qualcosa da dire a proposito della Ferrari, lo faccia ora o taccia per sempre.

Ma, nel caso, con gli stumenti giuridico-sportivi che il sistema F.1 le mette a disposizione.



In ogni caso non spetta a Max Verstappen parlare della cosa con lo stesso rigore con cui si butta là un’insinuzione obliqua al bar, tra una strizzata d’occhio e un camparino.

In F.1 lui ha solo il compito di tirare staccate, non di tirare a campari.