Red Bull e Newey sempre al top nei gran finali

Red Bull e Newey sempre al top nei gran finali

C’è una specie di realtà inconsiderata e sorprendente: nelle chiusure di stagione dal 2018 Verstappen e RB-Honda sono regoiarmente più efficaci di Hamilton e della Mercedes. E se tanto mi dà tanto...

2 novembre

C’è una frasina, tra le tante pronunciate nei giorni scorsi dai top member della F.1, che dovrebbe far riflettere, anche perché prova a gettare luce su uno dei più indecifrabili e appassionanti confronti iridati della storia, quello in atto tra Lewis Hamilton su Mercedes e Max Verstappen su Red Bull. Ebbene, Helmut Marko, plenipotenziario e fiduciario del boss Didi Mateschitz, diventa il primo a sbilanciarsi nettamente sul possibile esito della lotta, dicendo bello secco: "Giunti a questo punto, se Max riesce a vincere due delle restanti gare, il mondiale è nostro".

Perché le monoposto di Newey rendono meglio nel finale

In una situazione del genere, in cui nessuno cerca di pencolarsi per evitare di dir panzane in quattro e quattr’otto trasformabili in figuracce, se Marko parla e si espone così, un motivo c’è, eccome. Un profondo conoscitore come lui della F.1 e delle cose di casa sua, se la vede in tal modo sa dove andare a parare, gode d’un retroterra di dati, trend e precedenti ben preciso, tale da lanciare una luce nuova e prospetticamente rivelatrice sui possibili sviluppi della sfida iridata, in base a interessantissime caratteristiche strutturali e tendenziali che non sfuggono a lui, però manco a noi, neh.

Perché c’è una particolarità ormai verificata e quasi implacabilmente accaduta alle Red Bull di Adrian Newey da dodici anni a questa parte, ovvero dall’inizio del primo ciclo vincente, e cioè questa: le monoposto del drink team danno puntualmente il loro meglio nella parte finale del mondiale. E qui la cabala o la superstizione non c’entrano niente, non è mica roba per il mago di Napoli ma più il rigoroso per Piero Angela con tanto di prole: cioè siamo seri e di fronte a scienza e tecnica, non a bubbole. In altre parole, Newey dà vita quasi puntualmente, per le sue vetture, a un rendimento a parabola che tende a impennarsi nelle gare finali e per un motivo intuibile e spiegabilissimo. Perché a tutt’oggi resta il migliore - lo è sempre stato, peraltro -, nel cammino di sintonia fine e degli affinamenti progressivi e costanti. In altre parole, dato un tema tecnico, Newey non manda mai alle ortiche un progetto, financo poco vincente, già da metà stagione, ma continua a lavorarci sino alla fine, in genere chiudendo il campionato col raggiungimento del miglior rendimento ipotizzabile e spremibile, in un cammino d’incessante crescita anche in termini di pura affidabilità.

Cosa dicono le statistiche degli ultimi tre anni

E qui viene la sorpresa delle sorprese, il dato cui fino a oggi nessuno ha mai fatto troppo caso: negli ultimi tre campionati dell’era turboibrida (2018-2020), comunemente stradominati dalla Mercedes di Lewis Hamilton, implacabilmente nelle ultime tre corse il pilota in grado di avere il top del rendimento e il maggior numero di punti in cascina risulta essere nientepopodimeno che - rullo di tamburi -, Max Verstappen. Quindi sostenere che l’olandese in realtà ha scalzato Hamilton e la Mercedes dall’ultimo Gp della scorsa stagione è vero ma parziale e non dà il senso e il gusto di una verità ben più succulenta e ricca di conseguenze analitiche, in un momento come questo. In altre e arrapanti parole, è già da tre anni, ossia dal 2018 in corso, che nelle ultime tre corse Max e la Red Bull hanno un rendimento in pista e a punti superiore a quello della Mercedes di Hamilton. Tanto per cominciare, nel 2018 Mad Max è al top in Messico e sta dominando tranquillamente - si fa per dire - in Brasile, quando Ocon si sdoppia e va a innescare un incidente che tarpa le ali all’olandese, privandolo di una vittoria certa.

Con la quale nel finale di campionato avrebbe sopravanzato Lewis in termini di punteggio parziale. È un fatto. E uno.

Nel 2019 la situazione, oltre che ripetersi, deflagra, perché la punta di lancia della Red Bull finisce al terzo posto negli Usa, vince in Brasile e coglie il secondo posto a Abu Dhabi, continuando a fare meglio della altrimenti imbattibile Mercedes di Hamilton: non solo, a questo bisogna anche aggiungere che Max in Messico - un tracciato, quello dei fratelli Rodriguez, sempre amico al team di Horner e Marko - ha la sfiga di forare una gomma e di dover rientrare ai box percorrendo quasi un giro intero a passo d’uomo, altrimenti la vittoria poteva starci e con essa un divario di segmento finale ancora più ampio, stavolta addirittura nettissimo, rispetto alla Mercedes stessa. E anche per quanto riguarda la scorsa stagione, ovvero l’anno 2020, sarebbe molto limitativo calcolare come sorpresa foriera di mutamento nella scala dei valori solo il finalone di Abu Dhabi dominato da Verstappen e dalla Red Bull. In realtà Max era già giunto secondo nella prima gara del Bahrain e appariva favoritissimo a vincere la seconda corsa - ricordate? Stessa spiaggia ma diverso lay-out del tracciato -, quando a buttarlo malinconicamente fuori gara ci pensa una carambola non da lui provocata, nelle primissime fasi successive al via. Malgrado questo, ancora una volta, l’olandese, cifre alla mano, è comunque il più efficace quanto a punti negli ultimi tre Gp (pur contando Lewis col Covid), a dimostrazione del fatto che non v’è niente di meglio di una Red Bull di Newey per concludere la stagione a passo top.

Le Mercedes sono (im)battibili?

Anzi, qui e ora, dati alla mano si può (riba)dire molto di più. Le imbattibili Mercedes dell’era turboibrida, ossia dal 2014 a oggi, imbattute proprio non sono, perché addirittura dal 2018 a oggi nei finali di campionato soffrono regolarmente il ritorno di fiamma della Red Bull motorizzata Honda, la sola e l’unica Casa capace di spezzare nel triennio passato, anche se solo per il segmento finale di campionato, l’altrimenti soffocante egemonia della squadra di Toto Wolff. Cavolo, lette le cose in questo modo, c’è da capirlo, Helmut Marko quando butta là quella frasina tosta metà chiara e metà oscura, stile oracolo di Delfi, perché così facendo sta già pensando in grande.

Red Bull, stesso rendimento prima dell'era turboibrida

E quanto alla Red Bull epica del ciclo vincente targato Renault, Newey e Vettel, si possono sostenere anche altre cose le quali, oltre a confortare la tesi dei finali in crescendo, addirittura la esaltano a partire dal lontano 2009, ovvero l’anno in cui sono la BrawnGp e Jenson Button ad aggiudicarsi i due campionati. Ebbene, anche in quella situazione la Red Bull, in Cina con Vettel alla primissima vittoria nella sua militanza in F.1, è protagonista di un meraviglioso finale in crescendo rossiniano, andando a vincere addirittura le tre gare di chiusura di stagione, due con Vettel e una con Webber e finendo a soli 18,5 punti dalla BrawnGp in classifica Costruttori.

Ciò dopo aver mostrato un rendimento nettamente migliore nella seconda parte della stagione. In altre parole, se la BrawnGp non avesse goduto all’inizio del grande vantaggio su tutti dato dall’estrattore a doppio buco, sul piano della crescita e del rendimento progressivo puro la Red Bull l’avrebbe fatta a pezzi, a medio-lungo termine, nel prolungato confronto diretto. Andare al 2010 significa esaltare ancor più la tesi, perché in questo caso, in una grande annata per Fernando Alonso e la stessa Ferrari, Vettel a sorpresa si aggiudica tutte e tre le gare finali del campionato, andando a vincere il mondiale in un rocambolesco finale ad Abu Dhabi, contro ogni previsione.

Chiaro, è il giorno del pit-stop mal chiamato da Chris Dyer che fa infognare Fernando nella pancia gruppo marcando malamente Mark Webber e allo stesso tempo lo spagnolo si fuma la corsa inseguendo senza tentare il sorpasso uno straordinariamente coriaceo Petrov, però, però, però... sta di fatto che contro la e le Red Bull delle ultime tre gare non c’è trippa per gatti, una volta di più. Sul 2011 c’è poco da dire, perché le macchine di Newey dominano in lungo e in largo il campionato, mentre il 2012 è un altro anno molto indicativo, visto che la Red Bull vince quattro delle ultime sette gare, mentre il duellante Alonso con la Ferrari, zero. Parziale finale decisivo che porta Vettel nello showdown d’Interlagos a vincere il titolo dopo una gran rimonta da fondo classifica per soli tre punti, mentre tra i Costruttori la sua Casa prevale a +60. Solita storia, insomma. E l’era del motore aspirato termina, nel 2013, con un altro strapotere Red Bull e con Vettel che vince tutte e nove le corse finali, tanto per gradire e rinfrescare le chiusure in bellezza, in questo caso ben corredate pure dalle aperture.

Ci sono state delle difficoltà

L’avvento del turboibrido vede la Red Bull-Renault in netta difficoltà, ma più di power unit che di macchina, quindi il primo biennio non dà indicazioni, se non che Ricciardo proprio nel 2014 vince in Ungheria e in Belgio, con Newey che ci mette un po’ ma alla fine trova il modo a stagione inoltrata di andare a rompere le uova nel paniere alla Mercedes, se non di potenza giocando di tattica e sul consumo delle gomme. Quindi, a parte il catastrofico 2015 vergine di gioie per Horner & C., nel 2016 prima Verstappen approfitta dell’harakiri Mercedes in Spagna, verso fine campionato, in Malesia, e poi c’è un altro colpaccio Red Bull con una doppietta, nel giorno in cui Hamilton si gioca un motore della sua Mercedes e pure il titolo rispetto a Rosberg, col senno di poi, a sei gare dalla fine. Interessante anche il 2017, quando Max Verstappen, confermando il trend di crescita Red Bull nel finale di stagione, riesce a imporsi sia nel Gp Usa che in Messico, a blindare ancor più il concetto che Newey è un genio sempre ma nelle ultime corse d’ogni annata i suoi bolidi vanno ancor di più, perché lui non smette mai di affinarli, gara dopo gara, quindi dopo più di venti appuntamenti finiscono con l’essere implacabilmente al top su tutti gli altri... Ecco, questo è il punto.

Mondiale ancora incerto

Poi, certo, da qui a dire che in base a queste considerazioni, il mondiale 2021 - anzi due, il Piloti e il Costruttori - appare già bell’e deciso, sarebbe da tonti. Però, giunti dove siamo giunti, per avere un quadro nitido e una linea tendenziale ineludibilmente indicativa, certi ragionamenti vanno fatti. E il punto d’approdo è che la Red Bull dopo Austin - e con essa ovviamente Verstappen - si ritrova in una situazione niente male, che fa pendere e neanche così lievemente dalla sua parte l’ago della bilancia, quando mancano ancora cinque gare al termine del campionato, con Max in vantaggio di dodici punti su Hamilton e il Drink Team di ventitré lunghezze staccato dalla Mercedes. Anche se, e non è un caso, Sergio Perez ad Austin è risultato mai così competitivo e non sideralmente lontano rispetto al compagno di squadra Max. A testimonianza del fatto che la Red Bull Rb16B dotata della power unit Honda RA621H V6 mai come in questo momento appare prestazionalmente meravigliosa, tanto da andare a grufolare spavalda e con successo ad Austin, tradizionalmente l’orto di Hamilton e della Mercedes. In altre parole, nulla è deciso e niente appare chiaro quanto all’esito dell’appassionante disfida iridata, considerando anche che nelle ultime cinque prove ben due rappresentano incognite assolute quanto inedite per tutti - e mi riferisco ovviamente a Qatar e Arabia Saudita -, anche se Messico, Brasile e Abu Dhabi, stando a precedenti non lontani e alla proverbiale ipercompetitività delle creature di Newey favolose nel chiudere col botto, rappresentano ben tre chance su cinque in quota Red Bull. Anche perché uno come Helmut Marko odia le boutade e, come abbiamo visto, non parla mai a caso. Tanto che, pur considerando la lotta ai vertici apertissima, meravigliosamente ingarbugliata e fully open a qualsiasi finale spiazzante, una botta d’ansietta al posto di Lewis Hamilton e dell’entourage Mercedes magari sarebbe il caso di iniziare ad averla.

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