“Qui è dove tutto è cominciato e qui è dove tutto finirà per me come pilota" racconta il veterano delle vetture prototipo Massimiliano Angellelli. Il bolognese ha annunciato che la 24 ore di Daytona, la prima gara con la Cadillac DPi-V.R per la WTR, sarà l'ultima gara della sua carriera. Iniziata nel 1987 con le monoposto della Formula Alfa Boxer.

Per lui il titolo italiano di Formula 3 nel 1992, quando il nostro campionato era ultra-competitivo e con anche cinquanta vetture al via. Poi la Formula 3 tedesca (1993-1995), il Gran Premio di Macao di Formula 3 (1996), il FIA GT (1997-1998). Ed anche la 24 Ore di Le Mans 1999 alla guida di una Panoz LMP-1 Roadster-S motorizzata Ford e conclusa 11esimo.

Nel 1999 con l'American Le Mans Series è iniziata la sua avventura statunitense, ricca di successi, che andrà a concludersi appunto alla fine di questo mese. L'anno più ricco di soddisfazioni per Max è stato il 2005, quando con il suo storico compagno di squadra Wayne Taylor ed Emmanuel Collard hanno vinto la 24 Ore di Daytona e conquistato il campionato Grand American Daytona Prototype di quell'anno.

“Sono diventato chi sono proprio qui, partendo da Daytona, ed ora andrò a salutare e ringraziare la gente proprio in questa pista. Penso sia giusto così. Ringrazio Wayne per avermi spinto a correre a Daytona ancora una volta.”

"Max the Axe" in America ha vinto due volte la Grand-Am ed in totale 27 gare in Imsa, anche se ha deciso di autoretrocedersi a terzo pilota per la Wayne Taylor Racing nelle ultime stagioni. “Volevo farlo prima,” ha raccontato a Sportscar365. “Wayne mi ha convinto perché mi conosce molto bene e sa quanto sono legato a Daytona come gara, come tracciato , come tutto".

Angelelli, che ha compiuto 50 anni a dicembre, è co-proprietario della WTR e rimarrà attivo nella squadra e nell'essere il collegamento tra la sede del team ad Indianapolis, la Dallara e la Cadillac. “Ormai è diventato praticamente impossibile per me fare entrambe le cose e rendere al livello che la squadra vuole da un pilota,” ha commentato. "C'è sempre una fine a tutto nella vita”.

“Ho avuto una carriera in Europa e poi sono andato in Giappone, poi sono stato mandato in America contro la mia volontà!” ha raccontato. “Me ne sono andato dagli States e tornato in Giappone perché è dove volevo stare. Per una serie di coincidenze, sono tornato in Usa e devo dire grazie a quelli che mi hanno forzato a farlo, e Wayne era uno di loro. Credo sia stata la migliore decisione della mia carriera. La seconda è stata andare in Grand-Am. Era una grande organizzazione. Lì mi sono fatto un nome e devo ringraziarli”.