L'unico sorpasso che ha fatto è quello al commissario in fuga lungo la pista al giro di restart dopo la safety car iniziale, ma non si può negare che quella di Nico Rosberg a Singapore sia stata una gara maiuscola. Scatto perfetto al via e poi ottima gestione del "materiale tecnico" a disposizione, centellinando non solo le gomme ma anche e soprattutto l'impianto frenante, vero tallone d'achille della Mercedes in questa occasione, in modo da farsi prendere la scia solo all'ultima curva da un Daniel Ricciardo in spettacolare rimonta finale. Insomma, un modo migliore per festeggiare il suo 200esimo Gran Premio non poteva trovarlo, visto che questo gli ha pure ridato la leadership nel campionato.

Lewis Hamilton stavolta è apparso più opaco del solito: fin dall'inizio non è riuscito a trovare il feeling con questo tracciato. Alla fine deve quasi essere contento di essere riuscito a guadagnare l'ultimo posto sul podio, ottenuto peraltro di strategia. Senza sottostimare però l'apporto del suo piede nell'attuare il "piano B" richiesto via radio, prima inanellando una serie di giri veloci e poi nel giro di rientro in occasione dell'ultimo pit-stop, quello che ha permesso di recuperare in undercut la posizione su Kimi Raikkonen. Gara ugualmente volitiva anche da parte del finlandese, autore fra l'altro di un sorpasso convinto proprio su Hamilton (che gli aveva guadagnato la terza posizione in pista). Sembra paradossale che a fine GP ci ritroviamo a parlare di una gara maschia ma compromessa per questioni strategiche, per Kimi: invece i box Ferrari hanno subìto l'ultima mossa Mercedes reagendo tardi, in fotocopia e senza valutare appieno che è proprio con Raikkonen che si può giocare la carta della gestione ottimale alla distanza delle gomme.

Del resto nemmeno a Daniel Ricciardo è stato sufficiente mettere un set di gomme più morbide (supersoft) per di più nuove, nell'ultimo stint, per fare qualcosa di più che "preoccupare a distanza" Rosberg, tranne gli ultimi metri (cioè troppo tardi). In ogni caso bella gara anche la sua, in cui è riuscito a non farsi mai insidiare da altri. Tutto l'opposto per quella di Max Verstappen, che pure è stato il pilota che ha offerto gran parte dello spettacolo visto in pista. Non tanto per aver indirettamente causato l'incidente al via (partito malissimo) quanto per essere stato co-protagonista in duelli soprattutto con Daniil Kvyat. In questa occasione è piaciuto pure il russo, che ha mostrato all'olandese cosa significa difendersi duramente e senza concedere un centimetro in più del dovuto, ma senza esagerazioni scomposte. Fra l'altro Kvyat è stato fra i pochi a saper gestire le due mescole più morbide e - dopo l'incidente al via di Carlos Sainz con Nico Hulkenberg (che partito benissimo è stato preso a tenaglia) nell'evitare Verstappen - ha portato punti preziosi alla Toro Rosso in una gara che sicuramente poteva essere più fortunata per il team di Faenza.

Punti preziosi sono stati anche quelli ottenuti da Sebastian Vettel dopo essere partito ultimo, e ancor di più quelli recuperati da Fernando Alonso, 7° dopo un altro avvio da quinto posto e una buona gara contenitiva che gli dà la prima posizione disponibile alle spalle delle tre squadre leader. Pur se non allo stesso livello, bene anche Sergio Perez che, dopo il ritiro del compagno di squadra e regolando gli attacchi finali di Kvyat e Magnussen, porta alla Force India quei punti che le permettono di tornare davanti alla Williams per 1 punto, nella classifica dei costruttori. Anche per Kevin Magnussen si possono spendere parole di elogio, visto che ha saputo esprimere una gara superiore alle reali possibilità della Renault, incamerando 1 punto: speriamo per lui che si ripeta a questo livello anche nelle prossime corse.

Prestazione assolutamente incolore invece per le Haas, le Williams, le Sauber e le Manor. Gara da dimenticare in particolare per Romain Grosjean e Valtteri Bottas: il francese non è riuscito nemmeno a prendere il via per un'avaria al brake-by-wire, dopo continui problemi nelle prove, mentre il finlandese ha avuto guai a raffica. Bottas si è infatti ritrovato la ruota bucata nel caos iniziale, scampa per poco una penalità per unsafe release (quando rischia di toccarsi con Vettel e di investire un meccanico), poi a metà gara è dovuto rientrare ai box per sistemare le cinture che si erano slacciate, e nel tempo necessario il motore si è surriscaldato portando infine al ritiro. Quando una gara deve andare storta…

La classifica generale