Bistrattato un anno fa, quando la trasferta asiatica costò le speranze di contendere il mondiale fino ad Abu Dhabi, protagonista solido dopo il Gran Premio d’Austria. Il motore Ferrari 062 è diventato Evo quest'anno, crescita sostanziale che ha permesso di eguagliare le prestazioni del Mercedes, spingere - insieme a un'aerodinamica più efficiente sul dritto - la velocità di punta della SF71H e chiamare la concorrenza a sviluppare, superarsi, per riequilibrare la partita.

Sei power unit Ferrari tra i primi 10 all’arrivo al Red Bull Ring sono un bel modo di presentare il lavoro dei tecnici motoristi di Maranello. I conti finali sull’affidabilità si faranno più avanti, non può trascurarsi però, già oggi, un dato di tenuta e prestazione letto, ancor più che sulle due SF71H, sulle due Haas – al miglior risultato di sempre – e le due Alfa Romeo-Sauber.

Maurizio Arrivabene, nella giornata della debacle Mercedes e non solo – Renault ha i suoi bei problemi da risolvere – sottolinea: «C’è da dire una cosa: ci sono sei motori Ferrari tra i primi dieci. È molto importante. Sono contento perché i motori Ferrari hanno dimostrato di essere forti».

Forte sulle gomme, forte sull’affidabilità e le prestazioni del motore, il prossimo passaggio, senza un attimo di respiro, già domenica a Silverstone. È pista dell’orgoglio Mercedes, quanto e forse ancor più di Barcellona. Ecco, Silverstone dirà ancora altro dello stato di forma Ferrari su un circuito ostico e probabilmente da interpretare sulla difensiva. «Adesso c’è Silverstone, per noi è una gara nella quale l’aerodinamica sarà importante e sarà un gara difficile. Dovremo restare concentrati», prosegue Arrivabene.

I lati positivi del week end in Austria registrano un Kimi Raikkonen finalmente all’attacco in gara, una monoposto eccellente nella gestione delle gomme, un muretto box che ha effettuato le scelte tattiche corrette (doppio pit sotto VSC). La prospettiva del bicchiere mezzo pieno, invece, è legata alla mancata vittoria, alla disattenzione in qualifica co-prodotta Vettel-muretto che costa il terzo posto in griglia di partenza, a un giro di qualifica che sembra tornato nelle mani della Mercedes.

Com’è logico avvenga, quando un top team sviluppa così a fondo la monoposto come fatto sulla W09 in Austria, gli aggiornamenti diventano tema del giorno. Tanto più se la filosofia segue quella lanciata proprio dalla Ferrari un anno fa, in materia di disegno delle pance e posizionamento.

Troppo ghiotte le vicende del Gran Premio per non tirare una stoccata, difendere il proprio programma di sviluppi e difendere i propri piloti, con Arrivabene che dice: «Quando si grida, quando si parla troppo - hanno cambiato, hanno portato i pacchetti - oppure, si parla di un pilota e si dice non ce la può più fare: puoi portare un pacchetto interessante ma magari scalda troppo e poi ti fermi a destra…».

Ferrari, un podio agrodolce

Non è mai stata un’opzione, in gara, quella di scambiare le posizioni tra Raikkonen e Vettel, spostare i 3 punti di differenza tra secondo e terzo posto. Il team principal replica indirettamente anche alle voci che vorrebbero un Leclerc al posto di Raikkonen nel 2019: «Per come si era messa la gara dovevamo attaccare, quando sei lì poi… oggi potevamo anche vincere. La decisione è sempre stata di lasciarli correre, Kimi ha lottato per tutta la gara, anche Sebastian l’ha fatto e non c’era nessuna intenzione di dare alcun ordine, assolutamente.

Lasciate guidare Kimi, che è stato un campione del mondo, e lasciate divertire Charles».

L'analisi del GP: Ferrari ok, Mercedes disastro multiplo