Non tutti ma tanti, anzi, troppi, continuano a parlare solo degli altri, eppure, se c’è una squadra rivelazione del mondiale 2020, questa è proprio Alpha Tauri. Certo, con la Racing Point lanciata in corsa e in lizza per il terzo posto nel mondiale Costruttori, malgrado penalizzazioni e polemiche varie, qualcuno potrebbe obiettare che la creatura di Stroll senior parrebbe avere più frecce al suo arco, ma il team rosa fa correre semplicemente due Mercedes color porcellino, che alla fin fine sai che sveltezza.

Mentre la squadra a trazione italiana, pur sfruttando capitali e know-how Red Bull, oltre che la cavalleria Honda, conta soprattutto su forze, tradizione e patrimonio prezioso di un’heritage che parte dalla Minardi e arriva alla squadra che ha in Franz Tost il meno appariscente ma anche il più sostanziale e redditizio dei team principal di media fascia.

La Ferrari sta a guardare

Vado oltre: nelle tre gare italiane, vale a dire Monza, Mugello e Imola, quindi in tre occasioni su tre, gli Alpha boyz, due volte con Kvyat e una con Gasly (quella buona) sono giunti davanti alla Ferrari, dando un segnale chiarissimo e carissimo di quanta e quale sia la consistenza effettiva della squadra, la quale è una delle più ingiustamente sottovalutate nella storia della F.1. Anche perché, ricomprendendo gli anni sotto il marchio Toro Rosso, l’entità annovera vittorie sia nell’ultima era aspirata, con Vettel a Monza nel 2008, che in quella turboibrida con Gasly sempre a Monza, e in questo è il solo team dal volto umano e dalle dimensioni non elefantiache a poter vantare questo primato oltre i tre top, vale a dire Mercedes, Ferrari e Red Bull: fantastico, no?

Davide contro Golia

In questo la struttura a base tricolore costituisce uno splendido esempio di ottimizzazione delle risorse non certo infinite e nello stesso tempo anche un caso meraviglioso e quasi unico della competitività di un piccolo team all’interno di una F.1 fatta - sempre più ingiustamente - su misura per strutture grandi, potenti e altisonanti. Già, perché Alpha Tauri - con Racing Point sempre più pronta a diventare un new top team in salsa Aston Martin - in fondo è anche l’ultima erede della gloriosa generazione dei team medio piccoli che in F.1 potevano provare il gusto di correre e anche vincere senza aver alle spalle oceani di dollari o nomi da urlo. Ovvero una razza antica che richiama alla mente nomi, allori e colpacci di marchi quali Hesketh, Shadow, Stewart e Jordan, tanto per dirne quattro in epoche diverse ma all’interno degli stessi miracoli che certi concorrenti riescono a compiere nel Circus, al di là delle epoche.

Profeti in patria

Poi c’è anche un discorso di colore, identità e calore. Vedere un team romagnolo andare alla grande nel Gran Premio dell’Emilia Romagna ha il suo bel fascino, con un quarto posto di Kvyat che vale oro per quanto pesa, visto che scaturisce da un sorpasso alla Piratella ai danni di Leclerc a rappresentare uno dei gesti tecnici più belli e coraggiosi di questa stagione, nonché delle recenti annate della F.1. Cavolo, la Piratella è una delle curve meno sbandierate e nominate di Imola, ma al tempo stesso costituisce una delle sezioni più infide e traditrici.

Schumi nel 1995 in gara ci si è schiantato mica a caso, con la sua Benetton. Kvyat invece riesce a rasoiare Leclerc addirittura all’esterno, con la classica infilata a vita persa, roba che nella F.1 di oggi si vede molto, molto di rado. E, inoltre, Charles in difesa è uno dei piloti più bravi e efficaci di questa generazione e forse è la prima volta che subisce un’infilata così plateale da un pilota che non era in condizioni di nettissima superiorità, a dare valore sia alla prodezza dell’attaccante che allo stupore dell’aggredito...

Poi della seconda fila in qualifica di Pierre Gasly ne vogliamo parlare? E del suo stupendo scatto alla partenza, mortificato solo da un rallentamento involontariamente causato da Hamilton, altrimenti la scena poteva essere ancor più marchiata di faentino, che dire... Peccato solo quel quasi immediato ritiro, già al nono giro, per una perdita di pressione dell’acqua, che ha finito col rovinare parzialmente una festa che poteva essere ancor più grande e non meno meritata, ma tant’è.

Non bastasse questo, lo stesso Gasly è riuscito ad attirare su di sé attenzione positiva e romantica anche per aver scelto di correre col casco ispirato agli amatissimi colori di Ayrton Senna, gesto che a Imola vale addirittura triplo, con implicazioni che vanno ben al di là del prodigio cromatico. Così, dopo ben quattordici anni di Toro Rosso, la AT01 frutto delle intuizioni dei tecnici da James Key e Jody Egginton è quanto di più valido e interessante il medio gruppone della F.1 sta riuscendo a esprimere, al di là dei soliti nomi e capitali.

Formula 1 più umana

Di più. Presumibilmente, in una F.1 ridimensionata, umanizzata e razionalizzata, tra crisi economiche, pandemia e salary-cap, proprio il caso Alpha Tauri diventa team laboratorio e ispirazione obbligata per tutti coloro alla ricerca di una possibile gestione ideale di risorse non faraoniche nel modo più razionale e redditizio. Furba anche l’idea per la squadra di utilizzare i chilometri in chiave filming day proprio per girare a Imola e incamerare dati e esperienze preziose in vista del Gran Premio. Opportunità a quanto pare non solo colta ma anche sfruttata alla grande, dal team a licenza italianissima, in lizza per il sesto posto nel mondiale proprio con la Ferrari, in un’annata che più strana, anomala e sorprendente non potrebbe essere, almeno per quanto riguarda il campionato a ridosso dei soliti e solidi protagonisti.

Certo che, all’analisi dei fatti, tante cose sono cambiate dal lontano 2006, anno dell’esordio di Toro Rosso, ossia della ex Minardi European rilevata e riciclata all’interno della costellazione Red Bull, in una sorta di indipendentissimo junior team. Al tempo c’erano vecchi Cosworth, tanta simpatia, scena grafica non indifferente e musica stile tunz tunz nella gigantesca hospitality, a dar l’idea di qualcosa di scanzonato, scapricciato e molto coreofrafico. Una voglia di fare immagine e creare sorrisi e attenzioni senza la pressione e l’impressione di risultati auspicabili e obbligati.

Adesso il salto di qualità appare compiutissimo e si respira tutta un’altra aria, anche se il seme buono e le basi valide c’erano fin dal primo momento. Semplicemente, il processo di crescita, selezione, metamorfosi e maturazione appare splendidamente completato e la squadra italiana più forte nei tre Gp di casa nostra è pronta fare di tutto - ehm, ovvio, all’interno del lecito -, per dimostrare d’esserlo anche all’interno di un campionato mondiale ricco come non mai di momenti belli e soddisfazioni indimenticabili. Forza Alpha Tauri, allora, e viva la Romagna e viva il Sangiovese, con orgoglio tutto gioisosamente italiano.