Formula 1, Ferrari: non è solo l'assenza di vittorie

A digiuno come nel 2014, ma l'analisi della stagione Ferrari alle spalle è molto più complessa. Come hanno inciso prestazione, affidabilità e direzione tecnica del team

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Fabiano Polimeni

30 novembre 2016

Se si guardano i numeri - che non possono leggersi asetticamente -, lo zero alla voce vittorie maturato dalla Ferrari nel 2016 pesa quanto quello del 2014. Se si carica il dato delle aspettative create sul campionato nel periodo invernale, allora il passaggio a vuoto si fa ancor più fragoroso. E' mancata la prestazione pura, è mancata spesso l'affidabilità e per inseguire il risultato si è arrivati all'adozione di strategie azzardate. Assenza di successi a parte, se nel 2014 Alonso ottenne solo 2 podi, nelle 21 gare alle spalle Vettel e Raikkonen hanno collezionato 11 arrivi tra i primi tre. Non consola nemmeno un po', raffrontando il dato con i 16 podi maturati nel 2015.

Sul numero doppio di Autosprint in edicola, oltre all'analisi statistica riassumiamo 12 mesi di dichiarazioni dei vertici del Cavallino rampante, dal presidente Sergio Marchionne al team principal Maurizio Arrivabene, proseguendo con le parole dei piloti: commenti utili per leggere quale campionato abbia scritto la Ferrari. 

Là dove la SF15-T si era dimostrata competitiva e vincente, in grado di ottenere la prestazione con il gran caldo, la SF16-H ha manifestato difficoltà croniche nell'operare nella corretta finestra di funzionamento al variare della temperatura dell'asfalto: nelle qualifiche a Barcellona la prima avvisaglia, proseguendo con Montecarlo, fino al Messico. L'interazione tra aerodinamica, telaio e gomme ha svelato criticità sconosciute a Mercedes e Red Bull, trasformando risultati esaltanti delle ultime libere prima delle qualifiche, fino ai riscontri della Q2, in una crisi improvvisa nel Q3. 

Altro fattore che ha inciso sui risultati 2016, la fragilità del cambio, che ha costretto Vettel a scontare per tre volte - escludiamo la sostituzione di Singapore, vista l'ultima posizione in griglia - un arretramento di 5 posizioni: Sochi, Zeltweg, Silverstone; da sommare agli interventi con uguale arretramento a Monaco e in Giappone sulla macchina Raikkonen. E se nel campionato del debutto in Ferrari Seb era stato costretto al ritiro solo una volta, in Messico, per un errore di guida, il 2016 l'ha visto fermarsi quattro volte. In Bahrain fuori ancor prima che iniziasse la gara, in Russia centrato da Kvyat dopo poche curve, in Austria per il cedimento di una gomma, in Malesia per un suo errore. Possibilità lasciate per strada, specialmente in Bahrain. 

Altrettanti ritiri hanno condizionato la stagione di Raikkonen, appiedato dalla rottura del turbo in Australia, contro le barriere a Montecarlo, fermato da un problema a un dado durante il pit a Austin e, infine, a muro nella lotteria di Interlagos. Un ritiro in meno del 2015, nel complesso. 

Al di là delle 3 vittorie agguantate al termine della scorsa stagione, fu una Ferrari in grado di approfittare delle possibilità che si presentarono lungo il cammino. La pole di Singapore è un esempio, insieme ad altre tre prime file, Vettel in Malesia e Bahrain, Raikkonen a Monza. 

Vettel: "Non ci riposeremo un secondo"

Numeri a parte, impossibile non considerare lo stallo tecnico che ha caratterizzato il 2016, anche per il dramma familiare abbattutosi su James Allison dopo il Gran Premio d'Australia. La sostituzione del tecnico inglese è arrivata forse tardivamente e a Maranello si è scelta una strada alternativa alla concorrenza; starà ai tecnici coordinati da Mattia Binotto, al vertice dell'area tecnica, creare le condizioni di fatto per presentarsi a Melbourne a fine marzo con un progetto competitivo, che faccia a meno di proclami e sia solida base di sviluppo, sfruttando slancio e motivazioni offerte dall'ultimo Gran Premio di Abu Dhabi.


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