Il 27 maggio 2006, il Principe Alberto II di Monaco aveva nominato Bernie Ecclestone “Commandeur de l'Ordre de Saint-Charles”, conferendogli la più alta onoreficenza monegasca. Niente male per il figlio di un pescatore del Suffolk, che negli anni '50 aveva tentato senza troppa fortuna la carriera di pilota. 

Che ora, a 86 anni, scende (di malavoglia) dal trono del Circus, spodestato dai nuovi padroni americani. Ecclestone, per molti di noi, fa parte della Formula 1 tanto quanto le gomme o i piloti e si ha l’impressione che sia lì da sempre. 

Ma quand’è che il mondo si accorse di quest’ex pilota di moto? Nel 1972, quando l’esordiente argentino Carlos Reutemann colse la pole position al Gran Premio di casa al volante di una Brabham (nell'immagine Ecclestone e Reutemann al GP d'Argentina). Team che prorio quell’anno aveva cambiato proprietario, passando dalle mani di Ron Tauranac a quelle meno ingegneristiche ma ben più imprenditoriali di Bernie Ecclestone, in precedenza manager dell'indiminenticato Jochen Rindt.

Un inizio non facile, col senno di poi. “Dimissioni a catena in casa Brabham” titolava Autosprint del 25 gennaio ’72: il direttore della squadra, Keith Green, lasciava il team dopo il primo gran premio. Ma Bernie non si perse d’animo, anzi. E i due titoli mondiali che anni dopo Nelson Piquet gli avrebbe regalato ne sono la dimostrazione. 

Tuttavia non è certo in quanto proprietario di team che Ecclestone lascia un’indelebile impronta nella Formula 1. Nel ’74 aveva fondato la FOCA, la Formula One Constructors Association, di cui prese il controllo quattro anni dopo, spiccando definitivamente il volo. Grazie all’intuizione che i soldi veri, all’epoca, si facevano grazie ai diritti televisivi, che lui acquistò dalla FIA. Creando la FOM, e trasformando uno sport da appassionati di motori nel Circus, esclusivo e scintillante carrozzone glamour seguito da centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. Ma che ora, secondo i nuovi padroni, necessità di una decisa ristrutturazione per passare dal secondo al terzo millennio. Dall’era televisiva all’era digitale

Pronti, come anticipa Cesare Maria Mannucci nel servizio di Autosprint da oggi in edicola, a fare una vera rivoluzione americana guidata dal nuovo triumvirato Carey-Brawn-Bratches. Chiudendo, quando scadrà il Patto della Concordia nel 2020, i rubinetti ai team che verranno caldamente consigliati a diventare azionisti della nuova società, la Formula One Group. E iniziando a gestire il gambling digitale. Per avere una Formula 1 “Più interessante, più eccitante, più competitiva e commercialmente appetibile”