L’equilibrio è assolutamente precario e le scelte che la Formula 1 e le squadre sono chiamate ad assumere oscillano tra la necessità di garantire la sopravvivenza delle squadre più piccole, le realtà al di fuori dei 4-5 team più in vista, e le caratteristiche di una categoria regina delle corse e, per definizione, alimentata dalla ricerca e lo sviluppo.

Il rinvio dei regolamenti 2021 di un anno potrebbe non essere una partita chiusa. E non nel senso di un ritorno sui propri passi, quanto di un possibile, ulteriore, rinvio al 2023. A tirare in campo l’ipotesi è Christian Horner, intervistato da Andrew Benson, della BBC F1.

Andrà discusso cos’altro congelare, nello sviluppo delle monoposto verso il 2021, oltre al già concordato elemento della cellula di sopravvivenza (il cockpit nella sua estensione fino al raccordo con il musetto e, verso il retrotreno, al punto d’attacco del serbatoio, power unit e relativi accessori).

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Va da sé come il blocco più esteso possibile dello sviluppo faccia gioco al contenimento dei costi, in uno scenario di grave crisi che si prospetta sul breve-medio periodo (per i diritti che verranno meno dai GP ai quali si dovrà rinunciare, le sponsorizzazioni, la parte di introiti televisivi se il calendario avrà un numero di GP troppo risicato).

Nell'interesse dello sport

Bloccare la categoria per garantire la sopravvivenza delle squadre minori condiziona, però, anche i valori di forza tra le squadre al vertice. Horner non mette in discussione la tenuta della Formula 1, anche per le possibilità di chi controlla Liberty Media di intervenire e supportare il business, piuttosto, guarda alle squadre minori.

L'editoriale del direttore: Tra caldi ricordi e tante speranze

“La Formula 1 è un business molto forte e ha un’enorme tradizione. Sopravviverà a questo momento. Un’altra storia è chiedersi se tutti i team sopravviveranno, è responsabilità di tutti i team principal agire nell’interesse dello sport e di tutti i suoi partecipanti, fare del nostro meglio per assicurare che tutte le 10 squadre ne vengano a capo.

La cosa fondamentale, più di ogni altra, è togliere la necessità di dover spendere per essere competitivi. Quindi, congelare parti della macchina. Sul monoscocca c’è già l’accordo, stiamo esaminando la sospensione anteriore, i portamozzi, le ruote, tutte le parti connesse, poi componenti interni del cambio: probabilmente il 60% della macchina, tranne le superfici aerodinamiche, sarà congelato per quest’anno e il prossimo”. Posizione chiara e nota.

Rinviare tutto al 2023

Di nuovo c’è l’idea di spingere questo blocco fino a tutto il 2022. L’idea, quella di garantire un ritorno su un terreno stabile prima di dover impegnare risorse su nuovi progetti. Stiamo anche discutendo della possibilità di rinviare ancora di un altro anno i nuovi regolamenti, perché a mio modo di vedere sarebbe completamente irresponsabile dover sostenere il fardello dei costi di sviluppo nel 2021. Sembra un accordo ragionevole però va ratificato dalla FIA perché si spingano i costi di sviluppo nel 2022 e in vista della stagione 2023.

Quel che più di ogni altra cosa ci serve adesso è la stabilità. Perché una cosa che sappiamo è laddove introduci una variazione introduci un costo, la stabilità e il blocco al momento di quante più parti della macchina possibili sono il modo più responsabile di abbassare questi fattori di costo”.