A due giorni dall’inizio delle libere del Gran Premio d’Austria, del mondiale in partenza conosciamo 8 tappe, tutte europee, con un’incertezza assoluta ad accompagnare lo scenario post-Monza, in particolare quel che sarà della trasferta americana.

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Gare come Montreal, Città del Messico, Austin, restano nel limbo, al pari di Interlagos. Liberty Media nelle scorse settimane aveva indicato fine giugno quale orizzonte temporale per tirare le somme e avere un quadro nitido su come procedere dopo gli 8 GP in 10 settimane che si terranno a partire dal 5 luglio.

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Gare su piste come il Mugello, Portimao, sono candidature forti per arricchire il calendario e portare verso il finale in Medio Oriente, tra Bahrain e Abu Dhabi. Quanto alla trasferta nord americana, l’attuale scenario legato alla pandemia di coronavirus, più che mai nel vivo del suo sviluppo – al ritmo di oltre 40 mila nuovi contagiati al giorno negli USA e con un Brasile a superare i 2,6 milioni di malati -, rende impossibile prevedere quale sarà la situazione il prossimo autunno.

Austin in paziente attesa

“Non so se possiamo dire che la gara si terrà o meno. Dev’essere presa una decisione ma non è stato ancora fatto. Penso che la Formula 1 stia programmando tutto affinché si possa correre una gara e se ci riusciranno non dobbiamo premere per avere una risposta”, le parole di Bobby Epstein ad Autosport, responsabile della società che gestisce il COTA, sovvenzionato da fondi pubblici per l’organizzazione del Gran Premio di Formula 1.

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“Non siamo diversi da altri promoter, abbiamo bisogno di quel che funziona per noi; forse è una definizione che varia da una sede all’altra. Il mio interesse è vedere lo sport in salute e siamo tutti uniti su questo punto. Se volesse dire non correre per un anno nel nostro impianto, comunque realizzerebbe l’obiettivo di lungo termine. E se dovesse voler dire per i promoter fare un sacrificio finanziario, tutti penso siano disponibili a farlo. Dipende da quel che viene richiesto e cosa è possibile fare”.