Nell'immediatezza degli incidenti occorsi a Stroll e Verstappen nel GP d'Azerbaijan, dovuti a cedimenti del pneumatico posteriore sinistro, Pirelli aveva relegato a un detrito - un fatto esterno - la possibile causa degli eventi.

A distanza di 10 giorni dai fatti di Baku, con le analisi svolte nei laboratori Pirelli sugli pneumatici dell'Aston Martin e della Red Bul protagoniste degli incidenti - confrontati con altri set di gomme di altri team -, il gommista ha diramato ulteriori informazioni sul "perché" delle forature.

Ecco, un perché c'è e ha portato anche a una relazione della Pirelli alla FIA, alla base di una direttiva tecnica della Federazione in merito alle "condizioni di utilizzo" delle gomme. 

Pressioni di gonfiaggio sotto esame?

Termine sul quale Pirelli non va oltre nell'approfondire cosa voglia dire nello specifico, se non per confermare la regolarità delle pressioni minime di gonfiaggio prescritte inizialmente e la temperatura massima di esercizio delle termocoperte.

Evidentemente c'è dell'altro, se si è arrivati a definire una direttiva tecnica: "A valle del risultato delle analisi, Pirelli ha presentato la propria relazione tecnica a FIA e ai Team. FIA e Pirelli hanno quindi concordato una nuova procedura, che comprende una direttiva tecnica già distribuita, per il controllo delle condizioni di utilizzo dei pneumatici durante il weekend di gara e si riservano di implementare ogni altra azione che si ritenesse opportuna".

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Tornando all'analisi degli pneumatici, Pirelli ha esaminato anche altri set di monoposto con un numero simile di giri a quelli percorsi da Stroll e Verstappen prima della cedimento, avvenuto sotto forma di una "rottura circonferenziale sul fianco interno, fenomeno che può essere riconducibile alle condizioni di utilizzo degli stessi, nonostante siano stati rispettati i parametri di partenza prescritti (pressioni minime e temperatura massima delle termocoperte)". 

Pneumatici in regola, nessun difetto

Il gommista ha scandito a chiare lettere come non ci fosse nulla di anomalo sugli pneumatici in sé, "le verifiche non hanno evidenziato, su nessun pneumatico, alcun difetto di produzione o qualità, né segni di affaticamento o delaminazione", pertanto si torna all'interrogativo del cosa significhi, nello specifico, "condizioni di utilizzo degli pneumatici" da parte di Aston Martin e Red Bull. 

Red Bull precisa il rispetto delle prescrizioni

Da Milton Keynes, cosa che non è avvenuta da parte di Aston Martin, prontamente è stata diramata una nota, successiva al comunicato Pirelli, con la quale si chiarisce: "Abbiamo lavorato da vicino con Pirelli e con la FIA nel corso delle loro investigazioni sul cedimento della gomma di Max al giro 47 del GP d'Azerbaijan e possiamo confermare che non è stato riscontrato alcuna anomalia della macchina. Abbiamo sempre rispettato i parametri sulle gomme dettati dalla Pirelli e continueremo a seguire le loro indicazioni. Siamo grati che a seguito degli impatti ad alta velocità nessun pilota sia rimasto ferito".

Pressioni di gonfiaggio, aderenza e degrado

Il punto sul quale potrebbe orientarsi la direttiva tecnica, a seguito del report prodotto da Pirelli, è il monitoraggio delle pressioni minime di gonfiaggio nel corso dei run in pista, al di là delle prescrizioni minime da rispettare quando le gomme vengono montate in macchina.

La materia è storicamente spinosa, poiché pressioni minime il più basse possibili contribuiscono a incrementare l'aderenza, ridurre lo scivolamento della monoposto, quindi le temperature d'esercizio - aiutando la gestione gomma -.

Al contrario, l'incremento della pressione minima di gonfiaggio è il primo "strumento" adoperato dal gommista per gestire i maggiori carichi e stress sugli pneumatici dettati da prestazioni delle monoposto sempre maggiori.