La Dakar 2020 è dietro l’angolo, con il via da Jeddah il prossimo 5 gennaio. Dodici tappe per 7.900 km, quasi 5.100 di prove speciali, su un terreno che vedrà la seconda parte della corsa, all’esordio in Arabia Saudita, ruotare intorno ai passaggi tra le dune, mentre la prima parte premierà maggiormente le abilità di navigazione.

E David Castera, direttore di corsa, conferma il divieto di utilizzo a bordo degli smartphone, che verranno sigillati in partenza per impedirne l’utilizzo da parte degli equipaggi durante le speciali.

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L’obiettivo è quello di fugare ogni dubbio su possibili vantaggi competitivi, dall’individuazione delle tracce migliori, una misura nella cui direzione va anche la scelta di consegnare i road-book della prova, in 6 delle 12 tappe, solo in prossimità della partenza. Così facendo si punta a ridurre le disparità tra quanti possono contare su specialisti dell’analisi delle mappe, per simulare i passaggi migliori e quanti non hanno a disposizione figure dedicate.

Smartphone sigillati e telecamere a bordo

Sul divieto di utilizzo dello smartphone e di dispositivi GPS che aiutino la ricerca delle tracce migliori, sorveglieranno le telecamere installate a bordo. “Vigileremo molto di più, il cellulare dovrà restare in una scatola speciale dietro i piloti, che sigilleremo in partenza e controlleremo all’arrivo.

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Installeremo le telecamere nell’abitacolo nei primi 25 al via ogni giorno, per osservare cosa accade all’interno”, ha spiegato Castera a Marca.

Una decisione accolta favorevolmente dai piloti, sulla quale Carlos Sainz ha aggiunto: Su un telefono puoi scaricare la traccia e, se nessuno controlla, nessuno si perde. Alla fine si arriva a un punto in cui non è possibile.

In Marocco non è successo nulla fino a quando non è stato consegnato il roadbook al mattino, se lo spirito della Dakar è di navigare unicamente con il road-book e il GPS, devi controllare che questo avvenga. Adesso avremo due telecamere a controllare pilota e copilota e avremo il road-book al mattino”.