Dakar, Audi e Carlos Sainz: Cenerentola e Matador a spasso nella storia

Dakar, Audi e Carlos Sainz: Cenerentola e Matador a spasso nella storia© @Dakar

A quasi 62 anni Carlos Sainz è riuscito a regalare all'Audi l'altamente desiderata vittoria alla Dakar, proprio all'ultimo anno prima dell'addio del marchio tedesco; per lo spagnolo, invece, si tratta dell'ennesimo successo di una carriera strepitosa

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Sarebbe potuto diventare un calciatore, avrebbe potuto vivere tra i tribunali se solo avesse condotto in porto gli studi in legge, ed era pure un ottimo giocatore di squash, categoria di cui fu campione in Spagna a 16 anni. Poi però Carlos Sainz fece la migliore scelta che potesse fare della propria vita: diventare un pilota. Evidentemente, è stata una strada che gli è piaciuta, se oggi, prossimo a tagliare il traguardo delle 62 primavere, si mette ancora tutti dietro in una corsa massacrante come la Dakar.

Sainz senior, un esempio di disciplina

C'è impegno, dedizione, passione e disciplina, in questa straordinaria carriera che ha fatto della longevità il suo marchio di fabbrica. Longevità e vittorie, quantità e qualità coniugate in una mente da corsa ed in un piede formidabile capace di adattarsi a campionati e macchine differenti, un piede che però non saprebbe spingere come sa fare oggi se non ci fosse una lucidità mentale sopraffina a condurlo. Perché è un po' questo, il segreto di Carlos Sainz senior: la straordinaria disciplina che ha avuto verso sé stesso, l'incredibile capacità dell'autocontrollo e dell'autoregolazione, oltre che una forza di volontà di un livello difficilmente raggiungibile per restare al passo con i tempi.

È così che si formano storie come queste, anzi è così che si è formata "questa" storia, dato che Carlos Sainz senior, oggi, rappresenta un'eccezione piuttosto che una regola. Perché non ha voluto abbandonare il volante, né dopo i due titoli nel Mondiale Rally né dopo le prime tre Dakar vinte, traguardi che anche se presi singolarmente valgono una carriera. Lui, no: ha accettato i rischi, ha accettato di sfidare le generazioni successive alla sua, ha accettato di togliersi piaceri della vita che palmarés e conto in banca gli avrebbero permesso di godersi, e lo ha fatto in nome dell'enorme passione per le quattro ruote. Rara, a vedere questo ragazzino di 62 anni che, nonostante l'età avanzata, resta ancora un esempio per tanti e pure per quel suo figlio che da lui ha ereditato disciplina e mestiere, seppur declinato negli asfalti della F1 piuttosto che sulle dune della Dakar od i traversi dei rally.

Carlos Sainz attraverso le epoche

Per dare l'idea della longevità agonistica di Carlos Sainz, tocca tuffarsi nell'epoca che lo vide percorrere i primi passi. Era il 1987, quando si affacciò per la prima volta nel Mondiale Rally. Per dare un'idea di quanto tempo sia passato, il 1987 è stato l'anno in cui a Sanremo trionfava "Si può dare di più" di Morandi, Ruggeri e Tozzi, l'anno in cui Primo Levi veniva tristemente ritrovato morto a Torino e pure l'anno in cui a Napoli c'era festa grande per il primo scudetto della sua storia con Diego Armando Maradona.

Un'altra epoca, appunto, per il mondo e pure per le corse, soprattutto per i rally, che in quel 1987 chiudevano definitivamente la porta alle stupende ma pericolosissime Gruppo B per le più miti Gruppo A, nuovo vertice della categoria. Carlos Sainz dunque debuttò in un'epoca di cambiamenti per i rally, ma sin da allora ebbe la grande capacità di adattarsi, ad asfalti diversi e macchine diverse, dimostrandosi pure eclettico oltre che longevo. Tant'è che il record di vittorie nel WRC, 26, è stato battuto solo da un cannibale come Loeb, lo stesso che ha provato a contendergli la Dakar 2024 ed altro grande esempio di automobilismo e talento a tutto tondo.

Un gran modo di salutare Audi

Carlos Sainz e l'Audi si erano fatti una promessa: volevano vincerla insieme, la Dakar. Se lo spagnolo era un veterano del raid più famoso del mondo, la Audi era una cenerentola: ci sperava, ma non l'aveva mai vinta. E allora nel 2022 si è affidata ad uno dei più grandi interpreti di sempre, fondamentale non solo in gara ma anche per lo sviluppo del buggy RS Q-etron.

Metodologia anche in questo caso, e pure lucidità: così, mentre il destino si preoccupava di punire la tracotanza di Nasser Al-Attiyah ("Le Audi? Dureranno tre giorni..."), è stato l'Hunter Prodrive a rompersi, mentre lo spagnolo di Madrid portava in porto un'altra, grandissima impresa della sua carriera. In equipaggio con Lucas Cruz, è riuscito a far vincere alla casa dei Quattro Anelli una Dakar bramata come poche altre cose, e proprio all'ultima occasione: perché già si sapeva che, nel bene o nel male, non ci sarebbe stato futuro per l'Audi alla Dakar, che da ora in poi si concentrerà esclusivamente sul debutto in Formula 1 del 2026. E Carlos? Beh, Carlos qualcosa si inventerà: di ritiro, a quanto pare, non vuole sentire parlare.

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