WEC, ora basta fiaccare la Ferrari!

WEC, ora basta fiaccare la Ferrari!

L’utilizzo improprio e discutibilissimo del Balance of Performance getta un’ombra sul Mondiale 2023, consegnato alla Toyota

12 settembre

Intendiamoci, il fatto che la Ferrari non abbia vinto il mondiale Hypercar al primo anno di partecipazione, ci sta tutto. Anzi, se ad Antonello Coletta dodici mesi orsono avessero fatto spoiler, svelandogli in anticipo i risultati finali della 24 Ore di Le Mans e del campionato, ci avrebbe messo la firma, facendo la hola e ballando il chachacha. Il punto è un altro. Il problema sta nel come. E nei modi in cui è stato utilizzato il Balance of Performance, ovvero il famigerato Riequilibratore di Prestazioni, che sul piano dei principi teorici dovrebbe mettere tutti i partecipanti del mondiale in posizione di poter dire la loro per la vittoria. Una sorta di benefica livella ideale, dunque, tale da far muovere i contendenti dandogli possibilità equivalenti, agendo su peso, carburante ed energia disponibili.

Soprattutto perché le LMH - tra le quali stanno appunto Toyota, Peugeot e Ferrari, che si fanno tutto da sole -, possono e devono essere convienientemente equiparate a vetture che rispondono a una filosofia costruttiva più razionale e risparmiosa come le LMDH, tipo Porsche e Cadillac, cercando d’evitare di togliere preventivamente dalla lotta per la vittoria qualcuno a scapito di altri. Anche perché in questa ritrovata armonia sta la pace tra Europa e Usa, leggi Fia (Aco) e Imsa, dopo una guerra che, tra alterne vicende, si protraeva dal 1982.

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Ferrari, Toyota e le altre: la fantastica lotta per la 24 Ore

Bene, fin qui nulla da dire. Acqua fresca. Ma, come sempre, non è lo spirito della regola bensì l’applicazione concreta della stessa a far sorgere perplessità grosse come montagne. Riassumiamo, perché ’sta cosa va ben capita dall’inizio, in tutta la sua evoluzione cervellotica, melmosa, paludosa e tartufesca. Inizia la stagione 2023 e si parte con la Toyota che domina su tutti e la Ferrari in grado di inseguirla a distanza rispettosa quanto promettente. Nessuno si lamenta, perché la colpa non è certo del BoP. Semplicemente, dopo il naufragio della classe Lmp1 e il fuggi fuggi dal mondiale che aveva lasciato la Toyota da sola a far da palo che regge il tendone del circo, dal 2021 i nipponici correvano praticamente da soli.

Partono quindi con anni di vantaggio su tutti - pure sulla deb 499P -, che in termini di competizione equivalgono ad anni luce di divario. Si arriva alla vigilia di Le Mans ed eccoti il primo sostanziale ritocco del BoP, che interviene fondamentalmente attribuendo meno prestazioni alla Toyota e più brio alla Ferrrari, dando una mano anche alle altre contendenti. A qualificazioni finite, con le 499P in prima fila, i giapponesi rumoreggiano, sentendosi un po’ fiaccati, ma poi arriva la gara vera e propria e la trama delle 24 Ore di lotta spiega perfettamente una realtà ineludibile e virtuosa, cioè questa. Tutti i partecipanti top dell’Hypercar a turno riescono ad andare in testa e a tentare la fuga. Se alla fine è la Ferrari a mettere a segno lo spunto determinante, è perché la 499P marcia come un orologio e i suoi piloti non sbagliano assolutamente niente, se s’eccettua un’innocua digressione notturna di Pier Guidi sulla ghiaia di una delle chicane delle Hunaudieres.

Per il resto, la dorata Porsche del team Jota mentre è in testa si sbriciola, con il cinese Ye al volante, alle Karting, la prima Toyota polverizza le sue chance di notte, coinvolta in una collisione multipla all’approccio di una slow zone, la Peugeot di Menezes, che sembrava sorprendentemente in lotta per il primato, va a sbattere e il giovane americano chiede scusa piangendo, in diretta, alla Casa, ai suoi fans e alla Francia tutta. Infine la seconda Toyota, col giap Hirakawa, nel primo pomeriggio di domenica si fa grattare dai rail rugginosi di Arnage buttando a mare l’ultima chance di riprendere la fuggiasca Ferrari, destinata da lì in poi all’indimenticabile quanto leggendaria passerella trionfale.

Il nuovo BoP e la marcia trionfale di Toyota

Ecco, ferma tutto. La 24 Ore di Le Mans è appena finita. Tutti erano nelle condizioni di vincere. Alla pari. Il BoP aveva fatto meravigliosamente il suo bel dovere, rivelando e facendo svettare la Ferrari di AF Corse non perché più forte, potente, dopata e pompata rispetto alle rivali, ma semplicemente più affidabile, meglio gestita e mai sbattuta dai suoi piloti. La stessa Toyota, muta, rassegnata e incazzata per i suoi marchiani errori, era più piccata verso l’autorità sportiva alla vigilia della gara che non alla fine, poiché consapevolissima d’aver buttato via le chance di affermazione solo per gli svarioni sesquipedali di gestione del team e dei suoi conduttori, non certo per il riequilibrio dei valori che aveva funzionato alla stragrande, ridando fiato contemporaneamente anche a Peugeot, Cadillac e Porsche. Fantastico. Bastava lasciare tutto com’era, subito dopo Le Mans, per avere un mondiale semplicemente imperiale sino alla fine e una sfida in pista al calor bianco.

E invece no. Mentre si va verso Monza, il BoP viene cambiato ancora. E stavolta sostanzialmente mettendo le ali alla Toyota e un maiale a bordo alla Ferrari. Poi gli ingegneri e i periti lo spiegherebbero e lo spiegheranno assai più elegantemente di me, ma la verità è questa. Punto. Anche perché, dati alla mano, da Monza in poi la Ferrari non tocca più palla e la Toyota dilaga manco fosse il Brasile di Pelé, Didì e Vavà, facendo goleada e melina finale a ogni incontro, mentre tutti gli altri stanno a guardare, impotenti e immoti. Così quello che poteva diventare un campionato da estasi con un finale da urlo, da fare invidia - e la stava facendo eccome, peraltro -, alla F.1, vista la sfida titanica e incerta tra Toyota e Ferrari col ruolo di terzo incomodo a turno interpretabile da Porsche, Peugeot e Cadillac, diviene in modo inatteso, sconcertante e incomprensibile un assoluto, inevitabile e pestilenziale monologo Toyota. Con la Gr010 Hybrid che da Monza in poi si trasforma in un razzo missile con circuiti di mille valvole e tra le stelle sprinta e va.

Ma per cortesia, signori della corte, a chi state prendendo per il culo? Dai, volendo si capiscono un sacco di cose e magari, sintetizzando, da quindici anni a questa parte sarà bene ricordare quali. C’era una volta, anzi, non c’era, il mondiale Endurance. Perché Ecclestone e Mosley l’avevano fatto fuori per dare spazio, spago e dollari solo alla F.1. Nel 2008 Max litiga con Bernie, viene travolto da uno scandalo a luci rosse, incassa la sfiducia della Ferrari, resta in pista traballante e medita vendetta, mettendosi a studiare come e grazie a chi. Da lì a poco Todt si lascia con la Ferrari in termini non proprio amichevoli e Max lo individua come successore ideale.

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