La Ferrari e quel secco "no" a Lewis Hamilton

Da quando è arrivato a Maranello, a Sir Lewis è sembrato essere stato concesso davvero tutto. C'è un dettaglio, però, su cui la Casa di Maranello non ha voluto cedere...

Fulvio Solms

2025.04.03 ( Aggiornata il 2025.04.03 15:02 )

Portano a spalla la statua del santo: l’azienda Ferrari, tecnici e dirigenti della Scuderia, i responsabili del marketing, i tifosi naturalmente. Hanno cominciato sognando una raffica di Mondiali in serie come ai tempi di Schumi, ma sono già inciampati due volte, e non certo per colpa dei piloti.

Hamilton è o dovrebbe essere il sol dell’avvenire, laddove il rosso va interpretato nella sua più pura accezione motoristico-sportiva. Hamilton è carisma, Hamilton è bravo anche quando sfascia una macchina nel suo primissimo test perché l’aveva già fatto agli inizi con la McLaren e poi con la Mercedes, pertanto tutto fa parte di una necessaria propedeutica che dovrebbe portare diritti alla perfezione. Lewis per la Ferrari è, in effetti, in odor di santità.

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A Hamilton tutto viene concesso... o quasi

Molto esigente, chiede e tutto gli viene concesso. Eppure, volendo squadernare le primissime interazioni tra il pluri-campione del mondo e la Scuderia, trapela un retroscena che qui oggi vogliamo riferirvi. Lewis Hamilton ha chiesto qualcosa alla quale la Ferrari ha dovuto contrapporre un inequivoco “no”. Un diniego oggi nei suoi confronti è piuttosto incredibile se non si considera che, nell’ambito della nuova accoppiata, all’interno della Ferrari c’è ancora qualcosa di sacro e di dominante, anche rispetto al pilota più vincente di sempre. È successo prima della foto che una volta avremmo definito indimenticabile e oggi va di moda dire iconica. La prima a Fiorano, scattata da uno dei suoi due fotografi personali: Andre Wagner. Cliccata decine di milioni di volte, ritrae Lewis cupo e invincibile come un supereroe, in abito scuro accanto a una F40 rossa.

Studiosi di Nostradamus hanno immediatamente attribuito alle sette finestre in foto – la casa del Drake all’interno della pista privata del Cavallino – i titoli già vinti da Hamilton, e nella porta l’accesso pronto per spalancarsi all’ottavo titolo. Hamilton aveva chiesto la F40 non per un banale giochino numerico con la sua età, ma perché quella macchina rappresenta un simbolo: ultima supercar approvata da Enzo Ferrari in persona (uscì nel 1987, un anno prima della sua morte), stato dell’arte di quel che il Cavallino poteva esprimere a quel tempo in termini di tecnologie e prestazioni di una stradale, numero 40 come gli anni di vita di Ferrari S.p.A. che si intendeva commemorare.

Avrebbero dovute fabbricarne quattrocento, secondo i piani di lancio, ma l’incontenibile successo mondiale di quella vettura spinse l’azienda a produrne milletrecento esemplari. Occhio: tutti rossi per precisa scelta del Drake, ché quella macchina rappresentava la Ferrari, e altro che rossa non avrebbe potuto essere. Ma l’ufficio vendite non vietò ai proprietari che lo desideravano di farla riverniciare, purché con uno tra i colori già adottati dall’azienda per gli altri modelli.

La F40 Rossa non si può cambiare

Quell’immagine di Hamilton a Fiorano accanto alla F40 farà storia, però c’è un però. Lewis l’aveva chiesta nera. La voleva per poter parlare di sé con quel messaggio. Tutto sarebbe stato perfetto nella sua declinazione dell’esordio da ferrarista, ovvero: se la F40 rappresenta il secolo ferrarista, è nera e trasmette il mio messaggio di lotta alle discriminazioni, vuol dire che oggi la Ferrari sono io. La cosa non avrebbe naturalmente riguardato la livrea della monoposto di Formula Uno, ma avrebbe comunque trasmesso il messaggio di un pilota che incarna la squadra. Non era riuscito d’altronde Lewis nel 2020 a far virare sul nero la Mercedes, da sempre chiamata Freccia d’Argento?

Ma gli hanno detto no: non tanto perché al momento una F40 non fosse disponibile nel reparto Ferrari Classiche – non sarebbe stato impossibile procurarsene una –, quanto per una questione di principio. E tutti, anche gli stessi tifosi di Sir Lewis, devono qualcosa alla Ferrari per aver ribadito la sua centralità sul singolo, anche quando si tratta del pilota più vincente di sempre…

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