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La storia della Longhorn è lo svolgersi impetuoso di un romantico sogno capace di diventare realtà. Nato vedendo correre e sorprendere il mondo la Williams Fw07, esattamente nella F.1 di quaranta anni fa, con Clay Regazzoni - il primo a vincere un Gp per patron Frank, in Gran Bretagna 1979 -, e con Alan Jones, in grado di sublimare la leggendaria vettura portandola all’iride nel 1980. Propiziando una clamorosa reincarnazione Oltreoceano, sì, incredibile ma vera, in un mondo, quello delle corse di F.Indy, teoricamente alieno alla massima formula, ma non per questo così insensibile, distante e inavvicinabile.

Una trama che sembra un film

Il 1979 è anno di svolta, maturazione e cambiamento per le corse in monoposto. In F.1 impazza l’effetto suolo garantito dalle minigonne, portato in auge dalla rivoluzionaria Lotus 79 l’anno prima e rinfrescato nel mondiale seguente dalla Williams Fw07 e dalla Ligier Js11. Apparentemente la Fw07 nasce come clone della Lotus 79, ma in realtà reinterpreta la sua funzionalità rappresentando un fenomenale step evolutivo, di fatto rendendo obsolete quasi tutte le avversarie, fatte salve le Ferrari 312 T4 e la Brabham Bt49 apparsa a fine anno. In poche parole a fine 1979 la Williams - anche se non ha vinto il mondiale perché ha debuttato in ritardo -, rappresenta lo stato dell’arte e il punto più alto dello sviluppo dell’effetto suolo.

La scommessa di Bobby Hillin Sr

E qui si inserisce Bobby Hillin Sr, petroliere texano che già da qualche anno è nel giro delle corse Usac e che nel 1979 ha schierato senza acuti il privato Tom Bagley al volante di un’anonima Penske Pc6 privata. Hillin non si accontenta di fare la comparsa. Anzi, è pronto a mettersi una mano sul cuore e l’altra sul portafogli facendo follie pur di scavalcare il suo collega, conterraneo e quasi coetaneo Jim Hall, nativo di Abilene e creatore delle favolose Chaparral.

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