Oltre alettoni, nolder, caliper, anche l’evoluzione tecnica della Formula Uno può trasformarsi in un gran bel racconto da corsa. In un certo senso anche questa è poesia. Poesia di un mondo in continua metamorfosi che non si è mai arrestato perché lo sviluppo, la tecnologia e la ricerca hanno raggiunto livelli da fantascienza. È questo il concetto narrativo che si porta in dote il numero di Autosprint Gold Collection in edicola dal 20 dicembre. Non si tratta di un manuale di ingegneria, ma piuttosto il condensato di tante incredibili storie che grazie a soluzioni diverse hanno lasciato un segno nella storia della F.1 dagli Anni 60 fino ai giorni nostri.

Il penultimo volume della prima collana di Autosprint Gold Collection racconta si sviluppa in un arco temporale di cinquanta anni. Uno spazio temporale enorme, impossibile da colmare, senza alcuna pretesa di essere esaustivi, vista la portata degli eventi che a livello tecnico hanno cambiato il volto, il cuore e le forme alle monoposto di Formula Uno. Dal nostro archivio abbiamo ripescato per l’occasione 24 capitoli, vicende che hanno segnato epoche o rivoluzionato il modo di pensare, ma anche qualche flop, tentativi sporadici ma più replicati.  sfogliando i vecchi numeri di As, ecco che saltar fuori delle pagine datate 1975 sulle quali sono impresse le immagini dell’avveniristica Tyrrell a sei ruote. In quei giorni su Autosprint, Mauro Coppini sottolinea: “Ora sono tutti pronti a parlare di rivoluzione, eppure mai come questa volta, ci si è trovati difronte a un classico caso di evoluzione, prevedibile evoluzione. Il Progetto 34 della Tyrrell non esce infatti dagli attuali canoni che presiedono alla costruzione di una monoposto di Formula Uno”.

La storia dirà che quella vettura che fa tanto discutere disputa 30 Gp (nel 1976 e nel 1977) conquistando una pole, tre giri veloci e una storica doppietta con Scheckter e Depailler, nel Gp di Svezia. Nel 1978 la Tyrrell abbandona il progetto ma nel frattempo altre squadre hanno copiato con vetture che non parteciparono però mai a competizioni. La Lotus realizza una vettura con 4 ruote anteriori; la March e successivamente la Williams costruiscono monoposto con 4 ruote posteriori che non corsero mai. In seguito la Fia stabilisce l’obbligo delle sole quattro ruote, facendo svanire velleità di ulteriori sviluppi. Ma quella storia appassiona e divide. Ce ne sono tante di vicende che si sviluppano su questo canovaccio ma che magari hanno un altro finale. Ve le raccontiamo nelle pagine che seguono e che, come al solito, affondano nel passato per capire di più anche il presente e il futuro.