Solo sul dizionario la parola successo viene prima di sudore. Nello sport, come nella vita, succede spesso il contrario. Prendiamo il caso dell’Alpha Tauri.

Basta guardare la storia del team di Faenza per capire che ogni risultato è frutto della fatica, di una maniacale abnegazione al lavoro, più fatti che parole all’interno di una squadra dalla forte anima tricolore, dove nessuno se la tira e si respira ancora un’aria da Trebbiano e piadina: quando arrivano le bollicine dello Champagne si trangugia di gusto ma senza mai perdere di vista le origini.

In questo 2020 maledetto e pandemico non c’è dubbio che Alpha Tauri sia una delle squadre finite sotto ai riflettori non fosse altro per il fatto che, escluse le corazzate Mercedes e Red Bull, quello di Faenza è l’unico team che, finora, è riuscito a mettere a segno una vittoria.

Tolto il Gp d’Ungheria le AT01 sono sempre finite in zona punti con una crescita costante e prestazioni in continua parabola ascendente. Attualmente settima nel Mondiale Costruttori, Alpha Tauri ha solo 14 punti di distacco dalla Ferrari.

Mai in 35 anni di storia, Faenza ha chiuso davanti a Maranello. Dall’epoca del fondatore Gian Carlo Minardi per proseguire con tutte le successive diramazioni, le Rosse sono sempre state davanti. Ma quest’anno si fiuta un’aria diversa e si sogna l’impresa.

«Vedremo come finirà la stagione, ma la Casa di Maranello non è nel nostro target, nella nostra categoria. Non ho mai considerato l’ipotesi di arrivare davanti alla Scuderia Ferrari nella classifica del mondiale e quindi per noi non sono ovviamente previsti festeggiamenti qualora la cosa accadesse. L’unica cosa che m’interessa è come rendere la nostra macchina più veloce».

Lo racconta in esclusiva ad Autosprint, Franz Tost, austriaco classe 1956, dal 1 gennaio del 2006 team principal del Toro di Romagna. Mentre il Mondiale di F.1 viaggia verso la Turchia con Lewis Hamilton a un passo dal 7° titolo iridato e la testa a un rinnovo del contratto con cifre ancora tutte da definire, c’è un’Alpha Tauri finita costantemente sotto ai riflettori e vogliosa, anch’essa di riscrivere la storia e vincere finalmente il derby con il Cavallino.

Un Cavallino che tra Portimao e Imola ha mostrato progressi e alcuni lampi. Così quando mancano 4 round alla fine del Mondiale 2020 ecco un tema ancora tutto da scrivere nel capitolo finale per andare a leggere chissà una nuova storia.Infine uno sguardo sul futuro. O meglio sul calendario della F.1 2021 che, per ora, mette in tavola 23 Gp. Vista la situazione attuale pare un progetto davvero ambizioso.

Ma oltre l’ottimismo e le capacità organizzative di un Mondiale che ha saputo mostrare a tutti quanti grande capacità di reazione piace sottolineare un concetto espresso nei giorni scorsi da Toto Wolff che ha argomentato: «Sono sempre stato molto esplicito: non sono d’accordo con la direzione intrapresa con gare ingrandi parcheggi per supermercati. Questo limita fortemente l’aspetto legato al pilota e alle sue abilità di guida. Mi è piaciuto molto, invece, andare a correre in circuiti come Imola e il Mugello, dove gli errori si pagano. Penso che dobbiamo ritornare ad avere la ghiaia per fare in modo di non avere la possibilità di tornare in pista senza danni sulla vettura in caso di grandi errori. Credo che si possano adattare la maggior parte dei circuiti attuali a questo standard, anche se le piste storiche hanno un’anima diversa che molti circuiti moderni difficilmente riusciranno ad equiparare. Non sono un disegnatore di circuiti, do solo il mio feedback da ex pilota, basandomi su quanto visto tra Mugello, Portimão e Imola».

Poco da aggiungere, tanto da riflettere.