C’è una sola sfida che in quest’anno duro e maledetto Lewis Hamilton non ha ancora vinto ed è quella che riguarda il rinnovo del contratto con la Mercedes. Di sicuro l’impresa più difficile, finora, con la quale il freschissimo 7 volte campione del mondo si è dovuto cimentare in questa stagione terribile, dove lui, comunque sia, ha continuato a fare la cosa che gli riesce meglio. Ovvero stravincere spinto da una motivazione ossessiva, l’indole da squalo che mette nel mirino la preda e poi la insegue fino a quando non ne fa un sol boccone spinto da una classe stratosferica e una determinazione dirompente.

Straordinario protagonista della F.1 moderna l’inglese è altrettanto un osso duro da fronteggiare quando c’è di mezzo la cifra che deve essergli versata per la retribuzione del suo talento straripante. La schermaglia dialettica sta andando avanti da un bel po’.

Ma sembra di assistere a uno dei suoi ormai celebri team radio ai quali non crede più nessuno, quando si lamenta perché dice di sentire graining e poi violenta asfalto e cronometro con prestazioni super.

Allo stesso modo Hamilton usa una strategia simile per lanciare messaggi, attirare l’attenzione e rilanciare giocando d’attacco. Il parallelo emerge evidente se si ascoltano le sue parole nel giro di poche settimane. A inizio novembre dopo la vittoria del Gp di Imola Lewis si è lasciato andare, proiettando nel paddock anche le ombre di un suo abbandono: «Ci sono un sacco di cose che mi divertono al di fuori delle corse, il tempo dirà che cosa farò».

Ma domenica scorsa nel pieno del godimento con le lacrime agli occhi ha spiegato che: «Mi sento come se avessi appena iniziato la mia carriera in F.1».

E ora è abbastanza evidente che siamo ormai vicinissimi alla data in cui apporre quella firma che rincorre come i suoi tanti record per prolungare la sua avventura con la Regina nel Circus, appena eguagliato Michael Schumacher sulla Cima Coppi dei Campionissimi, a quota sette titoli mondiali. «Mi sento benissimo fisicamente, mentre a livello mentale è stato un anno difficile vista la situazione globale. Sono ancora concentrato e vorrei restare in Formula Uno. Ho ancora tanto da dare». Eccolo lì, lo Squalo. Piange come un bambino. Quel bambino che sognava di arrivare un giorno a costruire una leggenda tanto enorme da far riscrivere la storia della F.1. «Sognate l’impossibile. Non permettete a nessuno di dirvi che non ce la potete fare. Lottate e lavorate per raggiungere i vostri obiettivi. Mi mancano le parole. Da ragazzo sogni questi momenti. Quello che ho raggiunto va ben oltre i miei sogni, spero di essere di ispirazione per altri. Mai mollare. Sempre inseguire i sogni».

L’apostrofo rosa

In fatto di sogni ne ha vissuto uno bellissimo la Racing Point. Al comando nelle battute iniziali dopo la storica prima pole in carriera arpionata da Lance Stroll, un bellissimo apostrofo rosa ha accompagnato quelle fasi della corsa dove le RP20 navigavano meglio degli altri su una pista trasformata in palazzo del ghiaccio. Un gigantesco gioco d’equilibrismo dentro a una corsa pronta a partorire sorprese dietro a ogni piega del circuito di Istanbul dove all’asfalto viscido e infido si è aggiunta la variabile pioggia.

Vera e propria acqua benedetta di questi tempi per lo spettacolo di un Gp, capace di rimescolare le carte e offrire anche il giusto riconoscimento al talento di alcuni piloti quando si trovano ad affrontare condizioni di aderenza precaria. Anche se poi vince sempre Hamilton e la Mercedes ,quella bella illusione lì davanti ha reso più combattuta e romantica la narrazione di una corsa dove finalmente s’è rivista anche la Ferrari, quella che lotta nelle posizioni nobili.

L’apostrofo rosso

Quel rush finale nel quale Charles Leclerc e Sebastian Vettel si sono giocati il podio con la Racing Point di Checo Perez ha messo ulteriore pepe sulla coda di un Gp che ci ha tenuti tutti col fiato sospeso.

Senza sbagliare un colpo, senza cadere in uno di quei trabocchetti che spesso anche nel recente passato lo hanno tradito Vettel ha chiuso al terzo posto dietro a Perez con il suo compagno Leclerc che in un battito di ciglio da secondo s’è ritrovato quarto nell’ultimo colpo di reni assestato con la SF1000 al culmine di una clamorosa rimonta.

Così è Seb a salire sul podio dando sostanza e sorrisi al suo finale di carriera dalle parti di Maranello. Una gara tutta sostanza per il tedesco e bei messaggi lanciati dalla Rossa dentro a un Gp dall’andamento indecifrabile.

Dalla Turchia, la Ferrari torna a casa con 27 punti preziosissimi per la classifica Costruttori. La squadra è ancora sesta in graduatoria ma a sole 24 lunghezze dal terzo posto e con ancora tre Gp da disputare c’è tempo e modo per risalire ulteriormente la china.

Un nuovo AS Gold Collection

Lassù sulle montagne tra boschi e valli d’or tra l’aspre rupi eccheggia un cantico d’amor. Stavolta cantiamo le gesta della Ferrari montanara, quella che negli Anni Sessanta conquista tre titoli nel Campionato Europeo della Montagna.

Immagini seppiate e grandi emozioni dentro una storia che adesso rivive nelle pagine del prossimo numero di Autosprint Gold Collection in uscita in edicola in questi giorni Si tratta di un racconto che scala i ripidissimi tornanti della memoria e s’inerpica lungo strade mai troppo battute nella narrazione delle avventure da competizione del Cavallino.

Un mondo in bianco e nero che prende colore dentro una ribalta considerata minore solo da chi non riconosce alle cronoscalata il ruolo centrale che hanno avuto nella formazione dei piloti negli Anni Sessanta quando in giro di circuiti ce ne sono pochi e per correre le strade di tutti i giorni diventano il teatro inevitabile per scaricare cavalli e adrenalina.

È in questo mondo, fatto di ascese, tornanti, curve a strapiombo verso un terrificante ignoto, che si costruiscono tante carriere e fermenta una passione vera tra stridore di gomme e rombi assordanti che violano l’intimità di luoghi che sembrano proprio fatti apposta per correre.