Lassù sulle montagne tra boschi e valli d'or tra l'aspre rupi eccheggia un cantico d'amor. Stavolta cantiamo le gesta della Ferrari montanara, quella che negli Anni Sessanta conquista tre titoli nel Campionato Europeo della Montagna. Immagini seppiate e grandi emozioni dentro una storia che adesso rivive nelle pagine del prossimo numero di Autosprint Gold Collection. 

Questo è un racconto che scala i ripidissimi tornanti della memoria e s’inerpica lungo strade mai troppo battute nella narrazione delle avventure da competizione del Cavallino. Un mondo in bianco e nero che prende colore dentro una ribalta considerata minore solo da chi non riconosce alle cronoscalata il ruolo centrale che hanno avuto nella formazione dei piloti negli Anni Sessanta quando in giro di circuiti ce ne sono pochi e per correre le strade di tutti i giorni diventano il teatro inevitabile per scaricare cavalli e adrenalina. È in questo mondo, fatto di ascese, tornanti, curve a strapiombo verso un terrificante ignoto, che si costruiscono tante carriere e fermenta una passione vera tra stridore di gomme e rombi assordanti che violano l’intimità di luoghi che sembrano proprio fatti apposta per correre. 

CAVALLINO SCALANTE 

È una rilettura ampia lungo gli Anni Sessanta attraverso le pagine di Autosprint testimone del tempo che fu. Si scopre di un iniziale ritrosia da parte di Enzo Ferrari a scendere in campo ufficialmente nel 1962, un’opera di altissima diplomazia portata avanti dal disse Eugenio Dragoni. E forse memore del suo passato alla fine il Drake dà il via libera all’operazione, decidendo di affidare la SP Dino a Ludovico Scarfiotti e a un pugno di uomini tuttofare. Nel senso che all’epoca ingegneri e meccanici fanno di tutto. Possono passare dal seguire un Gp di F.1 o una sfida del Mondiale Marche direttamente a una gara in salita, a volte anche nello stesso week end. Un’epoca romantica e terribile, giocata sul terreno impervio delle gare in salita dove l’errore si nasconde dietro a ogni piega della strada, spesso neanche asfaltata tra sterrato e pavé, andando a caccia di record e vittorie. Struggente la rilettura della prima esperienza nell’Europeo della Montagna 1962 della Ferrari. La prima gara in calendario è infatti la Fornovo- Monte Cassio, su una porzione del percorso della mitica Parma-Poggio di Berceto, quella tanto cara al Commendatore che l’aveva visto protagonista nel 1919 quando da quelle parti si erano dati appuntamento tutti i migliori interpreti del volante perché quella era la gara della rinascita, la prima che andava in scena dopo la Prima Guerra Mondiale. È una vigilia sul filo del rasoio per Lodovico Scarfiotti e il giovane ingegnere Mauro Forghieri appena assunto a Maranello. «Se non vinciamo quella gara, Ferrari ci licenzia a tutti e due!», è il sunto delle loro conversazioni. Poi il debutto e la vittoria. Il Drake è accontentato e da lì inizia a prendere forma e consistenza un’avventura sempre più bella ed esaltante. 

Di Ferrari che hanno corso in montagna ce ne sono state davvero tante. Dal 1949 al 1971 l’elenco è davvero lungo e vede protagonisti anche tanti assi del volante. All’interno troverete una tabella riassuntiva che spiega più di tante parole che cosa abbiano significato le corse in salita per il Cavallino Scalante. 

UN CLAMOROSO TRE SU TRE

La storia dei tre titoli vinti dalla Ferrari nel Campionato Europeo della Montagna parla di un percorso vincente per il Cavallino. Impegnata ufficialmente in tre occasioni, infatti, la Scuderia non fallisce l’obiettivo andando a conquistare sempre la vittoria, consegnando alla storia tre prove di forza schiaccianti e una valanga di ricordi e clamorosi aneddoti che caratterizzano le pagine del nuovo Autosprint Gold Collection. 196 SP Dino, 206 S Dino e 212E Montagna: sono queste le Rosse che hanno esaltato il genio scalatore di Maranello. Vetture diventate poi simbolo e oggetti di culto. E proprio in salita ha corso la sua prima gara la 250 GTO battuta all’asta per 48 milioni di dollari nell’estate del 2018, per ora la Ferrari per la quale è stato pagato il prezzo più alto nella storia. 

212 MONTAGNA DA RECORD

L’immagine della Rossa che con Schetty fa saltare il banco nel Campionato della Montagna 1969, senza dubbio la più magica nella storia delle Salite ci ha accompagnato nei giorni della lavorazione di questo nuovo numero da collezione. La 212 è una vettura davvero record. Non ha quasi mai conosciuto la parola sconfitta. È andata sempre a segno nelle mani di Peter Schetty nel 1969 facendo registrare un clamoroso 9 vittorie su 9 partecipazioni. Con quattro successi due anni più tardi Lualdi Gabardi prosegue il ciclo vincente della vettura, ma non riusce a completare l’opera perché nell’ultima corsa disputata, la Svolte di Popoli, conquista il secondo posto. Comunque sia il bilancio è davvero incredibile con quattordici partecipazioni e tredici vittorie. La 212 rappresenta una delle Ferrari più mitiche di sempre tanto da emulare le Ferrari 500 F2 del 1952-1953 quella del ciclo vincente di Ascari, che solo alla 15esima presenza iridata la mitica rossa conobbe la prima e unica sconfitta a opera della Maserati guidata da Fangio nel Gp d’Italia del 1953. E il bilancio avrebbe potuto essere ancora più carico di trofei se non ci fosse lo stop del 1970 quando la vettura non gareggia, sebbene durante questo periodo c’è un enorme interesse da parte di vari piloti che desiderano acquistare l'auto dalla fabbrica. Alla fine del 1970 Ferrari vende l'auto a Edoardo Lualdi-Gabardi, uno dei migliori clienti, che incarica Maranello di montare una nuova carrozzeria disegnata da Piero Ferrari. La carrozzeria originale della 212. E è stata successivamente montata su una Dino 206 S, e lì è rimasta.