La copertina che vedete in questa pagina è la numero 1 di Autosprint. Porta la data del 1° settembre 1961. L’inizio di una straordinaria avventura che in questo 2021 compie 60 anni. Il numero bianco su sfondo rosso che avete trovato a fianco della testata e che accompagnerà tutti i numeri del nostro settimanale quest’anno, vuole simboleggiare proprio questo compleanno.

Nozze di diamante per Autosprint. Sessant’anni di automobilismo raccontato attraverso le sue pagine. Chissà se chi in quella fine estate del 1961 a Torino realizzò e fece stampare quel primo artigianale numero con la copertina verde, i caratteri della copertina ancora imprecisi e tremolanti e poche foto in bianco/nero, immaginava che stava cominciando a scrivere un pezzo della storia motoristica italiana. In quel 1961 la Ferrari si era appena laureata campione del mondo di F.1 con Phil Hill, ma le corse erano state scosse dall’enorme tragedia di Monza: con la Rossa di von Trips in mezzo alla folla nella Parabolica.

Autosprint veniva alla luce proprio in quell’autunno per soddisfare la sete di sapere degli appassionati di uno sport che stava diventando sempre più popolare tra i ragazzi. Un approccio passionale ed entusiasta per raccontare l’automobilismo. Resterà sempre questo il suo marchio distintivo negli anni, la forza che gli ha permesso di diventare leader erodendo copie e sconfiggendo quello che fino ad allora era stato un autentico colosso: Auto Italiana.

Da allora la storia delle corse e quella di Autosprint è andata di pari passo, viaggiando in sincronia.

Tanti traguardi e sempre nuovi obiettivi. Prima il trasferimento a Bologna, già nel 1962, poi la cadenza sempre più “stretta”: mensile prima, quindicinale poi, per diventare, nel 1966, settimanale. In formato tabloid.

Quindi il colore, nel 1967, celebrato nella copertina del Gp d’Italia di quell’anno. Infine l’uscita al martedì mattina già all’inizio degli Anni ’70 - un ritmo da quotidiano non da periodico, in linea con lo “sprint” della testata. Autosprint ha cresciuto una intera generazione di ragazzi che dell’automobilismo avevano fatto una fede.

Era la loro Bibbia: il giornale che era tenuto sotto il banco di nascosto, a scuola, per leggerlo durante le lezioni, eludendo gli sguardi dei professori. Era la rivista che quelli che abitavano a Modena o in provincia correvano a comprare a Bologna al lunedì sera, perché lì nel capoluogo era già in distribuzione, per leggere in anticipo, fresca di stampa, la copia di Autosprint dell’indomani.

Siete voi lettori che in tutti questi anni avete portato al successo Autosprint permettendogli di diventare la rivista di motorsport più diffusa.

Ma Autosprint non sarebbe quel che è senza il contributo di tutti quelli che ci hanno lavorato: a partire da Luciano Conti, l’editore che l’ha fatta nascere in quei lontani inizi degli Anni Sessanta. Da Renata Anselmo che ne ha avviato la fase pionieristica, ai direttori che l’hanno fatto crescere: Marcello Sabbatini che l’ha resa grande negli Anni 70, a Gianni Cancellieri, Italo Cucci, a Carlo Cavicchi che ne ha consolidato il successo e prestigio negli Anni ’80 e ’90.

E poi gli altri che ne hanno retto il timone in tempi più recenti: da Guido Schittone a Ivan Zazzaroni, da Tommaso Valentinetti, a Roberto Boccafogli e Giorgio Piola fino ad Alberto Sabbatini.

E tutti i giornalisti che in questo lungo lasso di tempo si sono avvicendati e sacrificati per offrirvi un giornale sempre ricco e attuale, unitamente ai grafici che si sono succeduti: altri grandi esempi di passione.

Soprattutto, Autosprint non avrebbe raggiunto questo traguardo dei 60 anni se non l’avesse presa per mano venticinque anni fa l’attuale editore, Roberto Amodei, che ha sempre spinto sull’acceleratore consentendo di proseguire un’avventura straordinaria dentro a un mondo che nel frattempo ha cambiato radicalmente i suoi scenari.

La storia di Autosprint e dei suoi 60 anni ve la racconteremo a puntate nei prossimi numeri, perché è anche un modo originale di rileggere e rivivere le emozioni passate di corse in Italia e nel mondo. E ora a tutto sprint verso il prossimo compleanno. Senza pause, perché Autosprint ha nelle corse il suo Dna e nella passione, un carburante che ci spinge sempre: il segno distintivo di questo giornale.