C’è un Toro che luccica più che mai sulla pista di casa, quel Red Bull Ring, dove Max Verstappen è stato un King allungando le mani sulla quarta vittoria stagionale. Ha messo le ali l’olandese con la RB16 e senza farle flettere prova ad andare in fuga, capitalizzando al massimo sulla crisi da successo nella quale pare essere rimasta imbrigliata la Mercedes. Max e la Red Bull hanno allungato in classifica rispetto alla concorrenza e ora promettono di infliggere una nuova coltellata al campionato domenica prossima, quando a Spielberg si replica con la consapevolezza che in questo momento la truppa di Horner e Marko sta volando sulle ali di un’entusiasmo e di una prestazione che cresce Gp dopo Gp.

Felice e vincente Verstappen prosegue la sua incredibile stagione godendo appieno da leader del mondiale. Un sogno cullato fin da bambino per questo olandese, classe 1997, che guida da grandissimo ed è sempre più violante quando si tratta di mettere dietro i rivali. E mentre lui sale sempre più su nella corsa al titolo 2021, Hamilton e la Mercedes vanno sempre più giù, quasi storditi dal sorprendente incedere della Red Bull in questa stagione che avrebbe dovuto essere solo di transizione, nella quale la truppa di Milton Keynes sta traendo tutti i benefici con il preciso intento di chiudere il ciclo più vincente della storia della F.1.

Mentre cambiano solo le insegne e il Gp di Stiria si trasforma in Gp d’Austria c’è una Ferrari double face che chiude al 6° e al 7° posto. Una sfida tutta in rimonta quella del Cavallino dopo un avvio difficile e una qualifica interlocutoria. Sottolinea Binotto: «Resta il rimpianto di non aver potuto verificare come sarebbe finita con una qualifica migliore e senza l’episodio che ha costretto Charles a rientrare ai box già alla fine del primo giro. Sia lui che Carlos hanno mostrato un buon passo e hanno guidato molto bene, sia quando si è trattato di gestire le gom- me sia quando è stato il momento di attaccare. È ovvio che un sesto e un settimo posto non rappresentano in assoluto un ri- sultato per cui esaltarsi ma sono soddisfatto per come la squadra ha reagito dopo il difficile weekend in Francia. Dobbiamo fare in modo di tirare fuori il potenziale della vettura in ogni aspetto del fine settimana e su questo lavoreremo per averne una prima controprova fra pochi giorni su questo stesso tracciato».

A proposito di Cavallino e passione rossa. Venerdi scorso Autosprint è stato in una delle tante sacche del tifo per la Scuderia, ospite del Ferrari Club di Sant’Angelo Lodigiano.

Un’occasione straordinaria nel giorno in cui il nostro (e soprattutto vostro) settimanale sì è visto assegnare il Premio Franco Lini per i sessant’anni di storia di un giornale che è stato compagno di vita per intere generazioni di appassionati.

Una serata dolcissima, una carezza verso il nostro periodico nel ricordo di Lini, leggendario inviato di Autosprint, mantovano giornalista di razza e per un anno pure direttore sportivo del Cavallino.

Una vera e propria icona di un mondo che non c’è più.

Varie epoche di Autosprint sono state raccontate nella dolce notte al giardino delle mure spagnole. Gianni Cancellieri, Carlo Cavicchi, Ercole Colombo, Giorgio Terruzzi e Pino Allievi con i loro aneddoti hanno tenuto banco rilanciando la figura di Lini e del settimanale in un crescendo di emozioni culminate con la consegna del premio all’Autosprint del presente, quello che proprio dal passato trae il suo più grande insegnamento in una sfida lanciata verso il futuro dentro a scenari che cambiano.

Ma al di là della consegna dello splendido trofeo (del quale vi racconteremo con dovizia di dettagli nel Cuore da Corsa del prossimo numero) è stata l’occasione per tastare il polso alla base del tifo Ferrari. Cova ancora fuoco sotto le ceneri delle ultime stagioni segnate dalla man- canza di vittorie col pane duro di sfide giocate lontano dalla zona che conta. Ma i fer- raristi sono tifosi tosti, abituati spesso a soffrire, pronti a esultare, straordinari in caso di vittoria. Già manca tanto la vit- toria al popolo rosso, ma nessuno ha ammainato la bandiera.

Infine qualche annotazione anche sul Safari, gara-mito tornata a far parte del Mondiale Rally. Con un’altra strepitosa doppietta la Toyota ha lucrato pesantemente sui guai della Hyundai e ora procede spedita in vetta nella corsa al Costruttori che nelle ultime due stagioni ha fatto la felicità dei coreani.

L’uno- due firmato Ogier-Katsuda è un’altra firma importante all’interno di un campionato nel quale le Yaris stanno traendo il massimo. Con la quarta vittoria stagionale Ogier prova ad andare in fuga nella corsa all’ottavo titolo iridato.

Nel frattempo il fenomeno di Gap centra l’impresa di aver vinto in carriera tutte le grandi classiche della serie iridata (Montecarlo, Tour de Corse, Fin- landia, Gran Bretagna e Safari), impresa e record con la quale eguaglia Carlos Sainz, l’unico degli assi del giro iridato a mettere la propria firma sulle grandi classiche del rallysmo mondiale.

Ma in Kenya a scrivere la pagina più bella di una meravigliosa favola da corsa è stato il leggendario Sobieslaw Zasada. Icona del realismo polacco, 91enne d’assalto, ha lottato come un leone nella savana.

La sua continua a essere una bellissima storia da corsa che avrebbe meritato anche un lieto fine. Peccato che la sospensione posteriore sinistra lo abbia tradito a un amen dalla conclusione, quando era già pronto a festeggiare la conquista del venticinquesimo posto assoluto.

La sua partecipazione al Safari rimane un clamoroso messaggio per tutti quelli che vivono di passione. La sua continua ad ardere forte nonostante le novanta e passa primavere.

Niente è impossibile, sembra dire, basta volerlo. A noi non resta che tributargli un lunghissimo, incessante, caloroso applauso.