L'editoriale del Direttore: Suzuka bivio fondamentale 

L'editoriale del Direttore: Suzuka bivio fondamentale © Getty Images

Dopo la doppia squalifica in Cina e il lampo della vittoria nellaa Sprint di Shanghai, la Rossa è chiamata a riscattarsi tra le curve della storica pista di Suzuka, dove la vittoria manca al Cavallino da 21 anni

Andrea Cordovani

2025.04.01 11:43

Il vecchio adagio dice che il buongiorno si vede dal mattino. Speriamo che quello di domenica prossima per la Ferrari sia finalmente radioso, perché dopo due risvegli a suon di sberle clamorose, si corre il rischio di sprofondare in un pessimismo cosmico. Sperare non costa nulla e consente di oltrepassare una realtà che finora è stata deludente oltre le più nefaste aspettative.

Ferrari in Giappone per rilanciarsi

Stavolta non ci sono alternative. La Rossa va in Giappone (scopri qui tutti gli orari del week end) per cancellare l’onta della doppia squalifica in Cina e l’avvio di un Mondiale devastante di fronte all’entusiasmo che ha ammantato una vigilia carica di aspettative. Altre strade non sono percorribili. Stavolta occorre una prestazione all’altezza della situazione. Serve una prova convincente perché è vero che siamo solo alla terza gara in calendario, ma è arrivato il momento di invertire la rotta. Inutile nasconderci dietro a un dito: McLaren sta volando e anche se restano 22 gare l’onda lunga della delusione monta giorno dopo giorno. Certo questa F.1 sta dimostrando che basta davvero un sospiro per passare dalle stelle alle stalle e viceversa e ora per il Cavallino è arrivato il momento di mettersi a trottare come si deve, aggrappandosi alle cose positive, facendo tesoro di errori troppo clamorosi per essere ripetuti, pena un altro azzeramento dei quadri dentro il contesto di un team che da anni viene rivoltato come un calzino senza per questo trovare mai il verso giusto. Ripartire dalla vittoria di Lewis Hamilton nella gara-sprint di Shanghai diventa quasi un talismano per guardare al futuro e provare a rimanere agganciati al gruppo di testa, con una McLaren che in Australia e Cina ha messo tutti alle spalle ma che è stata battuta proprio dalla Rossa nel primo “gran premietto” della stagione.

La SF-25 ha dimostrato di essere davvero competitiva con l’assetto basso, ma non sempre si adatta a tutte le condizioni. Una situazione figlia della rivoluzione tecnica introdotta nella vettura che ha disegnato un nuovo scenario dopo le prestazioni tutte in parabola ascendente della SF-24 che si è giocata il titolo Costruttori fino all’ultima gara lo scorso anno. La non continuità del progetto ha portato a questo nuovo quadro dove gli sbaffi sulla tela non sono mancati. E ora serve serrare le file e provare a tornare in linea di galleggiamento. Il tempo per recuperare esiste anche se la salita si presenta ripida e piena zeppa di insidie. Suzuka diventa un bivio fondamentale nel cammino della Ferrari. Sbagliare strada anche stavolta sarebbe davvero inquietante e aprirebbe completamente i boccaporti della polemica dentro un tsunami di delusione. La trasferta in Giappone (dove la Ferrari non vince da ben 21 anni) diventa il primo mattone per tornare a edificare la stagione. La sfida nel paese del Sol Levante è la prima di un trittico di GP consecutivi destinato a disegnare il primo vero identikit a questo campionato dove la Rossa è ancora latitante.

Anddreucci highlander di passione

Paolo Andreucci da Castelnuovo Garfagnana continua a fare controsterzi sulla sua carta d’identità. Il prossimo 21 aprile compirà 60 anni ma di quei dati anagrafici se ne frega. Lui seguita imperterrito a prendere a schiaffi le curve e soprattutto a vincere. L’ha fatto anche nello scorso week end tra le matasse di strade bianche della Val d’Orcia, nel basso Senese dove era in programma il secondo appuntamento stagionale del Tricolore Terra. In mezzo a tanti baldanzosi ragazzi che potrebbero essere i suoi figli ha colto il successo assoluto numero 90 di una carriera iniziata come navigatore nella seconda metà degli anni Ottanta e proseguita poi al volante collezionando titoli a ripetizione, 11 volte campione d’Italia, 3 volte campione nel Terra. Da anni domina la scena rallystica nazionale, da anni siamo qui a raccontare le sue gesta, mentre lui prosegue imperterrito a inseguire il suo sogno, a passare la vita a lasciare le sue impronte sulle strade spinto da una passione che è ancora quella di quando ragazzino impazziva a bordo strada vedendo passare i suoi idoli al Rally del Ciocco. Qua la mano, Paolino campione senza età, highlander di una specialità che se entra nelle viscere te le ribalta. E continua a tenere giù quel gigantesco piede destro che ti ha dato in dono madre natura.


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