Vettel e la Red Bull lasciano Monza dopo aver incamerato praticamente un bottino pieno, ma soprattutto dopo aver lasciato un'impressione che non piace ai ferraristi: quella di una supremazia praticamente assoluta. Perché la vittoria (assieme al 3° "per poco" di Webber) non è arrivata a seguito di condizioni particolari, di invenzioni strategiche, di regali della sorte: molto semplicemente, ha vinto il "pacchetto" più forte. Le RB9, Sebastian Vettel, Adrian Newey, tutto il team: lo squadrone Red Bull non presenta punti deboli, e anche riconoscere le (indubbie) singole eccellenze risulta ingeneroso per le altre componenti del team. Non è necessario essere chissà quali esperti per riconoscerlo (un minimo di onestà intellettuale sì, piuttosto) e giusto per aggiornare l'archivio con l'ultima gara, pure Vettel ha commesso l'unica sbavatura al via, quando ha bloccato un po' troppo alla prima staccata, peraltro affrontata sullo sporco per non lasciare troppo aperto il fianco. Poi gara perfetta. E la bontà della vettura è stata confermata anche da come andasse forte Webber nonostante l'ala anteriore danneggiata nel sorpasso subìto da Alonso. Allora: detto della Red Bull, ovvio passare a considerare la gara della Ferrari, con Fernando Alonso 2° e Felipe Massa 4°. È andata male? È andata bene? Risultato mortificante? Oppure incoraggiante? La tentazione di riparlare del bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno è troppo forte... Perché se è vero che dimostrarsi la seconda forza in campo non è ciò che si aspettano i tifosi delle Rosse, è altrettanto vero che va confrontata con la (motivata) sensazione di essere dietro anche a Mercedes e Lotus che si aveva non tante gare fa. E il passo avanti c'è stato, a dimostrare che finalmente il lavoro svolto a Maranello sta andando nella direzione giusta, anziché essere dispersivo come in altre occasioni. È vero che Spa e Monza sono piste tradizionalmente favorevoli (i motori Ferrari sono 4 nei primi sette posti, qui) ma c'è di più: nel bene e nel male, Alonso è ancora uno dei piloti che "trasmette" qualcosa quando guida, e in queste ultime gare ha fatto vedere la sicurezza di guida di chi si trova con una macchina competitiva ed efficiente. Traduzione: la Ferrari ha ritrovato la strada smarrita - ovviamente parliamo dello sviluppo della F138 e degli aggiornamenti - e lo dimostra pure Massa. Pure con le strategie si è più lucidi, e quando si è capito che non si poteva sperare più del 2° posto si è provata una variazione (ritardare il cambio gomme) che comunque non ha compromesso il risultato. Arriviamo dunque al punto nodale: se la Red Bull si conferma prima forza in campo, la Ferrari è dietro ma ha recuperato. E non poco. Tecnicamente sta risalendo, e dunque si tratta di capire se questo recupero continuerà e soprattutto se sarà sufficiente ad infastidire (e magari qualcosa di più) i rivali teutonici. Ma c'è poco tempo: non ci riferiamo tanto alle 7 gare che mancano a fine campionato - che non sono poche - quanto al fatto che i programmi Ferrari paiono prevedere, al momento, un nuovo pacchetto di sviluppo solo per la prossima gara a Singapore (22 settembre). Dalle premesse si può ben sperare, ma ovviamente c'è sempre da vedere quale sarà la realtà in gara, se queste novità renderanno davvero ancor più competitiva la F138 (e quanto) oppure no. Da questo dipenderà il prosieguo, la decisione (e la possibilità) di lottare ancora per questo campionato oppure destinare più risorse al progetto 2014. Dunque Singapore sarà il vero punto di svolta per la stagione ferrarista ed è ancora presto per perdere davvero tutte le speranze "rosse". In ogni caso, le carte da giocare (bello o brutte) sono tutte o quasi in mano alla Ferrari. Maurizio Voltini