dal nostro inviato a Jerez (Spagna): Alberto Antonini Alle quattro del pomeriggio il box è già vuoto. Chris Horner, Adrian Newey, già spariti. Sotto gli occhi di Dietrich Mateschitz, il boss dei boss, la Red Bull arranca. Mai vista una crisi così lunga nei primi test invernali. Né così grave. Quando Ricciardo si ferma, ha percorso appena tre giri. Senza un tempo. Sommati a quelli di Vettel nei due giorni precedenti, fanno tredici in totale. Solo uno cronometrato, quello di mercoledì. L’’ultimo della lista, 1’38”320. Andy Damerum, il coordinatore degli ingegneri, prova a essere ottimista: «Avevamo pensato che il lavoro della notte risolvesse i problemi, ma non è stato sufficiente». Horner, ai microfoni di Sky tv F1, dichiara che «il problema è di Renault». Ma Remi Raffin, il capo dei francesi, aveva già messo le mani avanti dichiarando che «su ogni vettura l’installazione è diversa». I problemi però sono su tutti i team Renault. La Toro Rosso oggi riesce a percorrere 26 giri con Vergne, ma a ritmo blando (1’29”915) e con un rumore strano, come se il pilota “telegrafasse” spesso con l’acceleratore. Mentre Ricciardo, con la RB10, si ferma ancora in una nube di fumo. Il carbonio brucia. Le temperature interne sono troppo alte, segno che il sistema di recupero di energia non è raffreddato sufficientemente. Ma visto che il problema è su vetture diverse, la causa è da ricercarsi nell’elettronica. Ed è già tensione tra Red Bull e Renault. Che misure prenderanno Horner e i suoi, in pista e fuori, è ancora da decidere. Ma i clienti dei motoristi francesi si sentono traditi dal V6 “Energy”. Mentre gli altri iniziano, con tutte le cautele, a tirare un po’ di più. Soprattutto la McLaren che, per ammissione di Jenson Button, svolge «un programma diverso» da quello Mercedes. Gli altri tengono ben aperta la valvola wate-gate per evitare che il turbo dia troppa potenza. Per il momento non serve.