Che McLaren! Torna Ron Dennis al ponte di comando del team anglosassone e subito la squadra va a podio (con entrambi i piloti, anche se solo uno è salito su quello vero, ora che è stata confermata la squalifica di Ricciardo) cosa che non gli accadeva dal 2012. E non solo: la McLaren dopo il Gp d’Australia è addirittura in testa al campionato del mondo, con 33 punti complessivi, otto più della Mercedes che ha finito con una sola macchina, grazie al 2° e 3° posto dei suoi due piloti Magnussen e Button. Ma la vera sorpresa del Gp è proprio Kevin Magnussen: non ha vinto solo la corsa dei debuttanti, ma proprio è stato il pilota che ha sorpreso più di tutti i commentatori e gli addetti ai lavori: danese, 21 anni, esordiente in F.1 come Kvyat ed Ericsson. Non accadeva dal 2007 che un debuttante in F1 andasse subito a podio alla prima gara. Allora fu Hamilton che - guarda caso le coincidenze della storia - ottenne le stesse prestazioni di Magnussen in Australia: quarto in prova e terzo in corsa (poi diventato 2° postgara). Se tale precedente può essere di buon auspicio per la carriera di Magnussen, può sperare in un grande futuro come pilota. «È davvero dura per me credere a questo risultato, mi sembra surreale. La macchina è stata molto migliore di quanto sia stata fino ad oggi, non avevo mai provato col pieno in assetto gara ed è andata bene. È come una vittoria per me: il team esce da una gara difficile e voleva davvero reagire. Hanno lavorato con me, un esordiente, mi hanno fatto sentire a mio ago e sono felice di averli ripagati così». C’è stato un momento a fine gara in cui Magnussen sembrava addirittura in grado di attaccare e passare Ricciardo. Gli è arrivato a meno di un secondo, poi il distacco si è alzato e abbassato per alcuni giri e alla fine Magnussen ha mollato ed è tornato a oltre 2”. Cos’era successo? «Avevo avvicinato Ricciardo - dice Magnussen - e avevo un passo simile al suo, il fatto è che con questi motori puoi andare ogni tanto più forte, ma poi devi rallentare per recuperare. Quindi io potevo spingere un po’ di più di Ricciardo in certi momenti, ma poi anche dovevo gestire e rallentare per ricaricare il sistema, e quindi in certi giri ci alternavamo sul passo: in certi momenti recuperavo terreno, in certi perdevo. Ma il mio passo non era abbastanza per superarlo».