Alla fine nulla ha fermato - ma nemmeno rallentato neppure un pochino - il dominio delle Mercedes: neanche la safety-car, visto che nella decina di giri liberi (nel senso che erano liberi di combattere e tirare) dopo la neutralizzazione Hamilton e Rosberg hanno rifilato 23 secondi a tutti gli altri. E visto che la matematica non è un’opinione - e in questo caso il calcolo è pure semplificato - si vede che il margine delle monoposto stellate sulle altre è di oltre 2 secondi al giro in gara. Roba da uccidere la competizione. Invece, a parte questo divario, il GP del Bahrain non ha avuto nulla a che vedere con quelli precedenti, soprattutto in quanto a spettacolo sportivo offerto. Anzi, se le scorse gare fossero state così, ci saremmo risparmiati tante polemiche su flussometri, rumore (vabbé, questo è sempre “bolso”) e quant’altro; pur se resta da vedere che non sarà un’eccezione. Perché a prescindere dal volo di Gutierrez, le lotte in pista sono state belle, ravvicinate e soprattutto determinate dalla guida dei piloti più che da strategie o scelte tecniche. A partire proprio dai due alfieri Mercedes in lotta per la vittoria: certamente si vedeva che la prima “consegna” (in assenza di veri e propri ordini di scuderia se non quello di Paddy Lowe di finire entrambi la gara) era quella di non compromettere il risultato di squadra con “spiacevoli” contatti, ma Nico e Lewis non hanno risparmiato il fumo dalle gomme né la pressione sul pedale del gas. Lo stesso alle loro spalle, anzi con più decisione. Quella messa in mostra per esempio da Ricciardo, che ha dimostrato una volta di più come nel suo vocabolario non esista il concetto di “timore reverenziale”. Non verso Vettel, almeno, per come l’ha scavalcato per andare a caccia di Hulkenberg (con successo) e di Perez (mancato di poco). Bene anche i piloti Williams, sebbene la safety-car non abbia permesso di sfruttare al meglio la strategia con 3 soste. Ma resterà ben impressa la lotta fra Massa e Vettel, col brasiliano che “tiene giù” anche quando viene spinto fuori pista... Dopo aver parlato di Massa, non si può non passare alla Ferrari: i suoi piloti sono stati pure loro protagonisti fra i parecchi duelli in pista. Sia Alonso (partito benissimo) che Raikkonen non hanno dato l’impressione di essersi risparmiati, però proprio in una giornata in cui si lottava in mezzo a tutti (Red Bull, Williams, McLaren, e pure Force India davvero meritevole del secondo posto nel mondiale costruttori) e in cui non vi sono errori di strategia o altro (non sembra la toccata iniziale di Magnussen avesse compromesso la macchina di Kimi) per giustificare il 9° e il 10° posto, la Ferrari ha dato proprio l’idea che mancasse quel “qualcosina” in più che avrebbe consentito di lottare in modo più dignitoso, oltre che efficace. E dire che fra il podio di Perez e la posizione di Raikkonen ci stanno meno di 10 secondi. Ma è appunto mancato quel minimo di “appoggio” ai piloti da parte della macchina che permettesse di fare qualcosa in più, di essere più incisivi. Peccato, perché gli aggiornamenti portati in prova sembravano aver soddisfatto i piloti permettendo di continuare con i progressi, per quanto microscopici rispetto al vantaggio che ha al momento la Mercedes. Ma se per ora non c’è granché da fare contro il dominio tedesco, lo stesso non si può e non si deve dire nei confronti degli altri, però. Ora ci sarà un po’ di tempo prima della prossima gara in Cina, tempo che è mancato fra Malesia e Bahrain: speriamo a Maranello sappiano farne buon uso. Maurizio Voltini