All’indomani del GP di Spagna a Barcellona, vediamo con l’aiuto delle infografiche fornite dalla Pirelli come sono state interpretate dai vari team le possibilità strategiche offerte dai pneumatici. Per “leggere” meglio le indicazioni, ricordiamo che le linee continue si riferiscono a gomme nuove e quelle tratteggiate a gomme usate, mentre il colore bianco è per la mescola media e quello arancione per la mescola dura (esattamente come le bande colorate sui pneumatici reali). Ricordiamo che in senso contrario al “benessere” delle gomme giocavano, in questo GP, la ben nota abrasività dell’asfalto, la conformazione che stressa molto le gomme sinistre (specie l’anteriore), l’impossibilità da parte dei team di perfezionare gli assetti già nei test prestagionali (a differenza degli altri anni), nonché il fatto che nella notte dopo le prove fosse piovuto (quindi pista “verde”) e che le temperature si fossero abbassate, cambiando il “range” di funzionamento del battistrada rispetto alle previsioni e alle prove. Tuttavia la scelta molto conservativa della Pirelli, che qui ha portato le due mescole più dure in produzione per la F1 (medium e hard, appunto), ha controbilanciato ampiamente tutti questi fattori negativi, per cui usura e degrado sono sempre stati ampiamente sotto controllo (a parte le eccezioni che vedremo). Mentre l’unico effetto delle temperature ambientali (e di asfalto) più basse ha solo attenuato la differenza prestazionale e cronometrica fra le due mescole. Ciò ha permesso a molti di completare la gara con successo effettuando due soli pit-stop. È quanto successo ai primi 12 classificati con le uniche eccezioni di Vettel (4°) e Alonso (6°), mentre è facile verificare che la tattica su tre soste praticata su Massa (13°) non è stata certo brillante, paragonando il risultato con il 5° posto di Bottas su due soste. L’alternanza delle mescole disponibili ha permesso strategie adeguate alle situazioni di gara, ma non ha cambiato più di tanto il risultato finale. Per esempio Rosberg, che come tendenza sua (anche per diversificare rispetto a Hamilton) predilige la mescola più dura nello stint centrale per riservare quella più morbida al finale di gara, è sì riuscito a recuperare il distacco, ma nel momento in cui gli sarebbe servito qualcosa in più per agganciare e superare il compagno/rivale, le gomme medie non l’hanno supportato a sufficienza, arrivate al traguardo con 21 giri sulle spalle (23 per Hamilton, ma con le hard). Gomme hard nel secondo stint anche (e solo) per Vettel e Perez. Il pilota della Force India tuttavia non se ne è avvantaggiato particolarmente, mentre per quello della Red Bull va fatto un discorso a sé: partito indietro, ad un certo punto si è trovato un po’ invischiato nel traffico ancora compatto dei giri iniziali, e così per evitare di perdere tempo si è diretto subito (12° giro) al primo pit-stop per montare le hard usate. In questo modo ha avuto pista libera e si è messo nella migliore condizione per sfruttare, più avanti, i due set di medie nuove che aveva a disposizione. Da questo punto di vista è stata una strategia che gli ha permesso di esprimere al meglio il potenziale suo e della RB10, che unitamente alla giusta determinazione nei sorpassi gli ha consentito di guadagnare il 4° posto finale, oltre ai migliori tempi sia sul giro che al cambio gomme. Per Ricciardo si può dire che una volta recuperata la posizione su Bottas ha fatto gara a sé e quindi non si hanno indicazioni particolari. Si evidenzia però che al secondo stint ha “macinato” 31 giri con le medie nuove montate. Da questo punto di vista va evidenziata anche la performance di Grosjean, che nell’ultimo stint ha percorso pure lui 31 giri, ma con gomme hard usate. Sembra che il francese, quando ha una monoposto che lo supporta, sappia tirare fuori alcune doti fra cui una guida “gentile” con i pneumatici. Queste considerazioni portano però a volgere l’attenzione su un altro pilota che solitamente tratta bene le gomme: proprio il suo ex compagno di squadra, Raikkonen. Senza stare a guardare in questa sede questioni di gerarchie, favoritismi o altro, rileviamo che mentre per quasi tutti è stata possibile una gara efficace su 2 soste, per la Ferrari non è stato così. Il pit-stop anticipato di un giro per Alonso (il 16°) ha indirizzato lo spagnolo su una strategia a 3 soste. Forse si ipotizzava che Raikkonen potesse “metterci del suo” e in effetti con le medie usate del secondo stint è arrivato fino al 43° giro. Però la mancanza di trazione della F14 T ha inasprito il degrado anche con le hard usate dell’ultimo stint, così che il finlandese non è riuscito a resistere al ritorno di Alonso che aveva gomme ben più fresche, le medie montate al 53° giro nel suo terzo pit-stop. Non ha resistito nemmeno al doppiaggio delle Mercedes, ma questo con le gomme c’entra poco... Ultime note: Hamilton è quello che più si è avvicinato allo schema suggerito a inizio gara dalla Pirelli - un secondo set di medie al 22° giro e le hard al 45° - anticipandolo solo un po’ (18° e 43° giro). Se poi vi lascia un po’ perplessi sentire quante volte sono stati utilizzati set di Pirelli già usate - addirittura Raikkonen e Grosjean non hanno proprio utilizzato gomme nuove in gara - vi facciamo notare che il primo pilota ad aver impiegato solo pneumatici nuovi (oltretutto con una strategia teoricamente abbastanza corretta) è Magnussen che però ha concluso solo al 12° posto. Insomma, in una gara non esistono solo le tattiche relative allo sfruttamento delle gomme... Maurizio Voltini Formula 1 Gran Premio de Espana Pirelli 2014 - Sezione02