Davanti alla platea del festival dell’Unità di Reggio Emilia Stefano Domenicali ha parlato in pubblico rispondendo alle domande del giornalista ed amico Leo Turrini. Per l’occasione l’ex team principal della Ferrari ha risposto a tanti interrogativi rimasti senza risposta dalla scorsa primavera, quando alla vigilia del Gran Premio di Cina lasciò il suo posto al timone della Scuderia. «Io mi sono assunto le responsabilità di un fallimento – ha precisato Domenicali - le cose non sono andate come mi aspettavo e come ci aspettavamo, quindi non ha senso per me, adesso, pontificare. Ovviamente ho le mie idee e magari un giorno troverò un amico che le raccoglierà in un libro, però non inseguo le polemiche. Della Ferrari dico solo questo, sommessamente, da innamorato della squadra e facendo anche autocritica, se qualcuno vuol capire: non sarebbe male recuperare la serenità all'interno, perché poi abbiamo visto gente in gamba che altrove ha avuto modo di dimostrare il proprio talento. E ho detto che questa è una autocritica». Uno dei temi “caldi” è anche il rapporto con Alonso, un punto sul quale Domenicali fa chiarezza: «Non è vero che Alonso aveva un rapporto difficile con me o con la Scuderia. Fernando è una bella persona e lo dico con franchezza. Rispetto a Schumi certamente è più aperto nei confronti della comunicazione, magari talvolta una sua parola viene tradotta male, ma non è mai stato negativo nei confronti della squadra, della Ferrari. E' stato anche sfortunato, siamo anche stati sfortunati. Abbiamo pagato per i nostri errori, però se avessimo vinto un paio di titoli, ecco, nessuno avrebbe potuto contestarli. Raikkonen è diversissimo da Fernando, ma io lo trovo adorabile. Sono orgoglioso di averlo riportato a Maranello. Mi dispiace di non aver garantito a lui e a Fernando la macchina che meritavano, però sulle cause del flop, come ti ho detto, non mi voglio esprimere, non ora, non sarebbe giusto». Domenicali non si è sottratto neanche all’argomento del momento, ovvero i problemi interni di casa Mercedes. «Della situazione attuale in Mercedes sono testimone da lontano. Non penso che Ricciardo possa essere il terzo che gode, alla fine il titolo o sarà di Hamilton o sarà di Rosberg. Lewis deve stare attento alla sindrome di Paperino, se cede alla tentazione di considerarsi il parente povero della famiglia si inguaia. Nico dovrà sopportare, sin da Monza, una pressione enorme, per quello che è accaduto recentemente. Non mi chiedere però come li avrei gestiti io! La logica mia, che era poi un insegnamento di Montezemolo e di Todt, era chiara: l'interesse del team prevale sempre, deve prevalere sempre. Dopo di che ci sono molti modi di affrontare le realtà imposte dalla pista. Io cercavo sempre di chiarire le cose in anticipo, ad esempio sono state scritte sui giornali cose orrende nel 2010 per l'ordine dato a Massa in Germania, ma esisteva una gerarchia determinata il sabato sera, non ci fu nessun colpo basso all'ultimo momento». Infine il futuro, da quello lavorativo alla “sua” Monza che il prossimo weekend ospiterà il Gran Premio d’Italia: «In autunno certamente occuperò un ruolo nuovo, non farò il pre-pensionato a vita, anche se i mesi senza Ferrari mi hanno felicemente costretto a riscoprire i piaceri della vita quotidiana. Io abito a pochi chilometri dall'autodromo di Monza. Per quasi venticinque anni il week end del Gran premio d'Italia era il week end della corsa a casa mia. Mi hanno invitato, ma stavolta penso che resterò lontano dal circuito. Mi manca la Formula Uno? Sì, un po', è inevitabile. Potevo ottenere di più, nel ruolo che ho ricoperto? Sicuramente, ma ho dato tutto quello che avevo». Roberto Chinchero