Prima della gara F1 ad Austin, la Pirelli suggeriva quale tattica più veloce quella con tre pit-stop, da effettuarsi verso il 12°, 25° e 38° giro dei 56 totali di corsa, riservando le gomme a mescola media (più dure rispetto alle soft in alternativa) solo all’ultimo stint. Ma l’ingresso iniziale della safety car per via dell’incidente che ha visto il ritiro di Perez e Sutil, ha permesso di passare più agevolmente alla tattica su due sole soste, peraltro già prevista dalla Pirelli come alternativa: in questo caso si suggeriva di sostare al 14° e 35° giro, sostituendo le soft della partenza con due set di medie. Con l’aiuto dell’infografica che mostra il cronologico degli stop, è facile vedere come il vincitore Hamilton si sia avvicinato a questa ipotesi: ha infatti effettuato i suoi pit-stop al 16° e 33° giro. La prima sosta è stata oltretutto ritardata sia per via dei giri “guadagnati” sotto regime di neutralizzazione, sia perché in Mercedes ha la priorità di pit-stop il pilota davanti, e in quel momento era Rosberg che ha sostato al 15° giro. Per converso, il tedesco ha effettuato la seconda sosta al 34° giro proprio perché in quel momento subordinato alla tattica dell’inglese compagno di squadra. Non molto differente la strategia di Ricciardo, finito 3°: nel caso dell’australiano però le soste sono state leggermente anticipate, non tanto per questioni di gomme quanto di “undercut”. Infatti si trovava in lotta con le Williams e il fatto di anticipare il cambio gomme gli ha permesso di avvantaggiarsi con quelle più fresche, riuscendo così a scavalcare sia Bottas che Massa. C’è anche da dire che in questa occasione ai box Williams hanno pure perso del tempo nel pit-stop, agevolando così la gara di Ricciardo. In questo Gran Premio ci sono state un paio di tattiche differenti che vale la pena analizzare più compiutamente. Una è quella adottata dalla Ferrari, che ha avuto più successo con Alonso che non con Raikkonen, per via di problemi alla monoposto del finlandese emersi man mano che la gara avanzava. Si può invece notare come lo spagnolo abbia effettuato il primo cambio da soft a medie al 16° giro, e poi abbia proseguito il più possibile. Non si esclude un tentativo di arrivare fino in fondo con questo set di gomme, ma valutando anche la gara degli altri sarebbe stato un miracolo, perché poi infatti (complici le temperature più elevate del previsto) il degrado di è fatto sentire costringendo a montare altre gomme al 43° giro, quando comunque si poteva già puntare a finire con le soft (usate) montate in quel momento, difendendosi sul traguardo dal ritorno di Vettel. Proprio di Vettel è l’altra strategia interessante: costretto a prendere il via dalla pit-lane, il tedesco ha approfittato della safety car entrata dopo un giro per sostare subito, passando dalle iniziali medie alle soft. Poi è rientrato subito al giro successivo mettendo nuovamente gomme medie. Perché? In questo modo è comunque rimasto sempre in coda al gruppo ancora “neutralizzato”, ma si è tolto l’obbligo di dover alternare le mescole; a quel punto poteva puntare a finire la gara con 2 set di medie, effettuando dunque un solo pit-stop (al 26° giro) quando gli altri ne avrebbero dovuti compiere 2. Se poi non avesse voluto addirittura provare a fare come Rosberg a Sochi, puntando direttamente al traguardo… Però non c’è riuscito, così al 43° giro ha messo un ultimo set di soft nuove (4° cambio) che in ogni caso gli ha permesso di recuperare tutte le posizioni perse; anzi, c’è da credere che se l’avesse montato 1-2 giri prima avrebbe tolto ad Alonso la sesta posizione. Insomma, cercare di risparmiare una sosta non ha pagato per nessuno. Infatti la tattica non riuscita a Vettel è stata portata a compimento da Magnussen, e tuttavia ciò non ha permesso al danese di resistere al recupero del tedesco, nell’ultimo giro. Infatti Magnussen ha sostituito le soft della partenza con le medie già a fine primo giro (safety car, ricordiamo) per poi effettuare una sola altra sosta al 27° giro. Una scelta che non è stata così positiva come potevano sperare in McLaren (e con Button è andata anche peggio, 12°) ma va dato atto a Magnussen di essere riuscito a gestire le gomme medie per 26 giri, record di gara. Quando con le soft è stato invece Massa ad effettuare la maggior percorrenza: 18 giri. L’unica consolazione per la crew di Button, se in pista il pilota inglese era impossibilitato a difendersi nonostante la sua capacità di sfruttare al massimo le gomme che si ritrova, è stata quella di aver ottenuto il tempo più rapido nella sosta, sia come cambio gomme (2,1 secondi) sia nell’intera percorrenza della pit-lane (23,546 secondi). Maurizio Voltini 2014-Formula-1-United-States-Grand-Prix---Sezione02_1600