Quando a gennaio 2013 Toto Wolff è diventato team principal della Mercedes Gp - affiancato da Lauda come presidente non esecutivo - qualcuno forse avrà sorriso per l’inesperienza manageriale di questo austriaco alto e atletico, dai folti capelli neri. Invece il ragazzone che vent’anni prima era stato scartato dall’università Bocconi che non l’aveva ammesso ai propri corsi esclusivi, oggi può vantarsi di essersi laureato sul campo in gestione e management di un team di F.1. Frank Williams, Ron Dennis e Cesare Fiorio, personaggi scaltri e navigati della storia della F.1, nonostante grande esperienza, hanno tutti fallito nella stessa impresa quando si sono trovati a dover gestire una squadra con due piloti forti, di ugual livello e grande personalità. La rivalità ha fatto implodere quei team. È capitato a Williams con Jones e Reutemann prima e con Piquet e Mansell poi; è successo a Fiorio in Ferrari con Prost.  Per evitare che la rivalità fra i suoi due piloti deflagrasse al punto da spaccare la squadra e condizionare il risultato, come ai tempi di Senna-Prost in McLaren, Wolff ha chiesto consiglio proprio ad... Alain Prost. «Dobbiamo imparare dagli errori del passato. Ne ho discusso un po’ con Lauda quando abbiamo ingaggiato Hamilton e Rosberg. Poi all’inizio di questa stagione mi sono trovato a parlare con Prost e gli ho chiesto: ricordo bene il conflitto fra te e Ayrton; secondo te cosa devo fare per non ricadere in quella situazione e non scatenare una guerra tra i piloti? E lui mi ha detto la parola magica: trasparenza! Mi ha spiegato che all’epoca la McLaren non agiva in modo trasparente con i piloti. Forse perché Senna era l’ultimo arrivato, la novità. Fatto sta che Dennis, secondo Prost, ha iniziato a vedere i fatti in modo paranoico. E questo è stato distruttivo. Prost mi diceva che venivano riferite cose diverse ai due piloti, non riusciva più a capire com’era organizzata la squadra, perciò nacquero dissapori e rivalità tra i piloti e i meccanici di ogni fazione. E fu destabilizzante. La squadra si spaccò in due. Per cui Alain mi ha dato un consiglio preciso: non fare lo stesso, metti invece alla pari i due piloti e dì a ciascuno le identiche cose. Non fare favoritismi. Sii trasparente. È l’unico modo per contenere le rivalità. E così ho fatto. Ed è stata una delle lezioni più importanti che ho appreso per diventare un buon team leader». Alberto Sabbatini Potete leggere l’intervista completa sul numero 50 di Autosprint, in edicola dal 16 dicembre