Maggior supporto alle scuderie minori da parte di quelle più grandi. A richiederlo è Giancarlo Minardi, ex team principal dell’omonima squadra impegnata in Formula 1 fino al 2005, che osservando l’attuale situazione della Marussia lancia un grido d’allarme per il salvataggio della griglia di partenza, la quale a causa dei costi sempre più alti rischia di divenire sempre più scarna. Ricordiamo infatti che la Marussia avrebbe potuto partecipare al Mondiale 2015 qualora al team russo fosse stato permesso di correre con la vettura dell’anno prima, cosa che però il regolamento non ha approvato, costringendo quindi la squadra nella situazione di oggi. Questa decisione ha provocato la reazione di Giancarlo Minardi, che parla di «un comportamento assurdo e antisportivo. Perdere due “cenerentole” (ovvero la Marussia e la Caterham) vuol dire avere quattro auto in meno in griglia, cosa che porterà l’ultima fila ad essere occupata da scuderie con budget e ambizioni molto più grandi con relative conseguenze commerciali». L’ex team manager italiano ha aggiunto che questa situazione lo riporta con la mente alla metà degli anni ‘90, quando sostenne una dura battaglia contro i grandi costruttori per garantire il futuro dei team più piccoli. «E’ una situazione che mi ricorda le stagioni del ‘96 e del ‘97, quando difesi con forza l’importanza dei team minori. Ho sostenuto - aggiunge Minardi - che senza le squadre dotate di molta passione ma con mezzi limitati - sperando di trovare in qualche modo i fondi per il futuro - l’ultima fila sarebbe stata occupata dai grandi team; una situazone questa che si è poi andata a verificare più volte dopo il 2000». «I grandi costruttori - conclude Minardi - non vogliono aspettare anni per crescere e raggiungere risultati sportivi; hanno obiettivi commerciali e di immagine da raggiungere in tempi brevi. Io spero che questo (il voto non unanime che ha tolto speranze alla Marussia, ndr) non rappresenti una decisione definitiva e che ci sia ancora spazio perché il buon senso possa avere il sopravvento». a.c.