La Formula Uno si è riconciliata con le emozioni. Parliamo di sensazioni vere, di lacrime e forti abbracci. Il linguaggio del corpo non mente. La sensazione netta arrivata al termine della vittoria ottenuta a Sepang dalla Ferrari e da Sebastian Vettel è che si tratti di un successo ben più importante dei 25 punti guadagnati nella classifica di campionato. La vittoria malese non è solo la “prima” di Seb in “rosso”, ma anche di Maurizio Arrivabene, di James Allison e di un gruppo di lavoro che include tante nuovi abbinamenti nomi/ruoli. “Seb”, a dispetto dell’espressione da teenager, è tutto tranne che un pivellino: parliamo di un pilota con 4 mondiali e 39 vittorie in saccoccia. Eppure al termine della corsa non ha nascosto come ha vissuto gli ultimi giri di gara: «Mi dicevo: ehi, stai per vincere con la Ferrari, sta accadendo davvero! Poi mi sono accorto che mi stavo distraendo, e mi sono detto: attento, finisci la gara. Che dire? Un grazie enorme a tutti, c’è tanta forza in questo team, un grandissimo potenziale tecnico e umano». I 56 giri di Sepang potrebbero davvero segnare una svolta nei valori in campo della Formula Uno 2015? Servirà una conferma, ma intanto dopo due sole gare la Mercedes ha registrato una battuta d’arresto. I motivi sono molti e differenti tra loro. Iniziamo da una SF15-T che si è confermata una monoposto aerodinamicamente molto buona, ed equipaggiata da una power unit che non sembra neanche lontana parente di quella 2014. Un pacchetto che a Sepang ha funzionato al meglio, esaltandosi soprattutto nell’affiatamento con gli pneumatici, fronte sul quale la Ferrari è al momento in vantaggio rispetto alla Mercedes. Il vero tema tecnico della gara Malese è stata la possibilità di Vettel e Raikkonen di poter completare i loro stint con un degrado molto inferiore rispetto alle Mercedes di Hamilton e Rosberg. Poi nel team campione del Mondo ci hanno messo del loro, rinunciando ad una strategia differenziata tra i due loro piloti (quando è entrata in pista la safety-car) per garantire una “par condicio” che si è rivelata fatale al fine del risultato finale. Se ai box Mercedes avessero deciso di lasciare in pista Hamilton e spostare il solo Rosberg sulle tre soste, forse il risultato della corsa sarebbe stato diverso. Ma al momento nel team anglo-tedesco sembrano essere più interessati a mantenere un’equità di trattamento ai loro due piloti che a marcare stretti gli avversari. Su questo fronte, forse, le cose dopo Sepang cambieranno. Con il secondo e terzo posto Hamilton e Rosberg hanno comunque lasciato la Malesia con un buon bottino, mentre la quarta piazza di Raikkonen sa tanto di chance mancata. Il piazzamento del finlandese è figlio della qualifica di sabato, ma anche la corsa di oggi non è stata esente da circostanze sfortunate (che periodaccio per Kimi!) come la foratura rimediata al secondo giro a causa di una toccata di Felipe Nasr. Piazzamento importante (ma inferiore alle aspettative) per le Williams, quinta con Bottas e sesta con Massa, ma a fare notizia è stata la settima piazza di Max Verstappen, diventato il più giovane pilota nella storia della Formula Uno a conquistare dei punti mondiali. Il diciassettenne della Toro Rosso ha avuto la meglio sul compagno di squadra Carlos Sainz, segnalandosi soprattutto per la grinta con cui ha concluso una gara per lui tutt’altro che facile. Come nel caso del Vettel in versione “rossa”, anche per Verstappen quello di Sepang sembra il capitolo iniziale di una lunga storia. Roberto Chinchero