Ha lasciato poco spazio per inventare realmente qualcosa di diverso, il Gran Premio di Cina sul fronte delle strategie. Le gomme Pirelli si sono comportante con una costanza di rendimento invidiabile, agevolata dalle temperature relativamente alte in gara, rispetto alle previsioni della vigilia. Dai 46,6° C della partenza di è scesi fino a 40,3° C, senza comunque riscontrare fenomeni di graining degni di nota, una delle preoccupazioni della vigilia. La costanza è andata, però, a discapito della variabilità, come già sperimentato in Australia. La tattica a due soste era ritenuta quella vincente e solamente l’eccezione Perez ha “contravvenuto” alla regola. I tre pit stop del messicano hanno portato a una gara impostata sulle gomme soft, scelta privilegiata anche da chi ha diviso il gran premio in tre stint. pirelli2 Guardando alla gara dei primi, si scopre una Ferrari in palla sulle morbide, ma in sofferenza nell’ultimo stint sulle medie. A tal proposito va segnalato come Vettel abbia messo pressione a Rosberg subito dopo la prima sosta, realizzando il suo giro più veloce, in 1’43”028, distante quasi 8 decimi dal record in gara, firmato Hamilton: 1’42”652. La seconda prestazione migliore con le Pirelli morbide la firma Carlos Sainz, in 42”652, agevolato dall’esser partito – unico insieme a Kvyat, ritiratosi – su gomma media e ritrovatosi con le soft e monoposto leggera nel finale. La gara dello spagnolo sarà compromessa dal testacoda nelle battute iniziali, mentre era in bagarre con Perez. Indicativo è il ritardo di Rosberg, superiore agli 8 decimi guardando agli stint sulle morbide, ma Nico si prende la rivincita con le medie, marcando il giro più veloce, in 1’42”565, contro il 42”668 di Hamilton e una Williams che fa 42”734 con Massa. A proposito delle due FW37, sono state le uniche, insieme a Grosjean e Nasr nella top ten finale, a scegliere di impostare la gara sulle medie, impiegate per il secondo e terzo stint. «Il calo della temperatura dell’asfalto nel corso della gara ha reso la strategia difficile da prevedere. Per questo i piloti nelle prime posizioni hanno adottato tattiche molto simili, con qualche tentativo di effettuare il pit in anticipo per provare a guadagnare posizioni», spiega Paul Hembery. La finestra ideale nelle simulazioni Pirelli era con la prima sosta al 12mo giro e la seconda al 27, ma quasi tutti sono riusciti ad allungare i diversi stint, specialmente quello centrale su gomma morbida. Leggendo il numero di giri percorsi sulle due mescole, svettano i 22 giri di Ricciardo su morbide e i 26 di Vettel con le medie. Un run particolarmente lungo di Sebastian, ben 4 giri più di Raikkonen, diretta conseguenza del forcing effettuato sulle morbide immediatamente dopo la prima sosta, quando ha realizzato i suoi migliori tempi nella speranza di avvicinare Rosberg e provare un assalto. L’idea di uno stint centrale lungo è saltata, costringendo a un finale di conserva, guardandosi da Raikkonen che, invece, ha beneficiato di gomme medie più fresche di 4 giri e con un tratto centrale di gara più lungo di 2 tornate rispetto a Vettel: 19 passaggi di Kimi contro i 17 di Sebastian. Con le medie si è visto come le Mercedes avessero decisamente più velocità, tanto da ampliare il gap in maniera decisa nel finale. Certo, Vettel aveva tirato ormai i remi in barca per poter rispondere a un eventuale attacco di Raikkonen, ma il passo di Rosberg è stato molto superiore con appena un giro di differenza sulle gomme. pirelli1 Scorrendo i dati della Pirelli, balza all’occhio anche il run da 20 giri di Alonso con le morbide, agevolato però da una macchina già scarica, data l’alternanza morbide-medie-morbide operata in McLaren. Mettendo poi a confronto le gare di Ricciardo e Sainz – entrambe condizionate da fattori penalizzanti – che hanno chiamato a un recupero senza troppa attenzione sulle gomme, colpisce come il set usato dell’australiano faccia ben 22 giri nello stint centrale, contro i 20 di Sainz con un set nuovo. Almeno sotto il profilo della durata, non c’è stata una netta differenza. «In termini di prestazioni, le gomme si sono comportate come previsto, in alcuni casi superando le nostre aspettative», conclude Hembery. In Bahrain la stessa accoppiata – morbide e medie – dovrà affrontare altre sfide, più probanti sul degrado al posteriore, con l’augurio che contribuiscano a vivacizzare la gara, anche se i passi avanti compiuti proprio sulle coperture al retrotreno, merito di una nuova costruzione che gestisce meglio i picchi di temperatura, potrebbero restituire uno scenario diverso da quello dello scorso anno. Fabiano Polimeni