I giocatori che scrivono le regole non è mai stata una grande idea. Quella che, però, si sta nonostante tutto portando avanti, alla ricerca di nuove strade, nuove idee, in grado di risollevare la Formula 1. L’ultima voce autorevole a levarsi per un cambio netto di direzione è quella di Christian Horner. I problemi in Red Bull sono enormi, tuttavia, il team principal trova il tempo per indicare la strada che, a suo modo di vedere, è l’unica percorribile: serve una figura terza, estranea alla Formula 1 attuale, che ne capisca di tecnica e business. Un nome a caso? Ross Brawn. «Lo Strategy Group al momento è abbastanza inutile e continuo a dire come serva una decisione su quale Formula 1 si vuole da parte dell’organo di governo (la Fia; ndr) e il detentore dei diritti commerciali (la Fom). La rimettano poi ai team e dicano: “Questo è il prodotto che vogliamo, queste sono le regole, lì c’è il modulo d’iscrizione”». E’ la linea sostenuta da tempo dai piccoli team, quelli della visione più “dittatoriale” della Formula 1. Ma la novità introdotta da Horner è un’altra, identifica una figura esatta come ideale regolatore: «Forse avremmo bisogno di una figura indipendente, qualcuno non attualmente coinvolto, qualcuno come Ross Brawn, che capisca il business, le sfide nello scrivere quelle che sono le specifiche tecniche alle quali una monoposto deve rispondere». Niente decisioni collegiali, si sono dimostrate non funzionare, perché troppo complesse prima di tutto. «Il risultato dello Sporting Group sono le penalizzazioni viste qui (un record in Austria, ben 70 posizioni da scontare; ndr), diventate troppo complicate, mentre i risultati del gruppo tecnico sono le attuali regole sui motori. Liberiamoci di questi gruppi, si crei un prodotto e lo si metta davanti ai team». Eppure c’è chi, nonostante sia vicino alla linea oggi lanciata da Horner, non lesina critiche. Ed è Monisha Kaltenborn, che a Sky Sports Digital dice: «I team indipendenti lo dicono da molto tempo. Ogni volta che c’è il dominio di qualcuno, quel team proverà sempre a rafforzare la propria posizione. In una certa misura, anche se la Red Bull oggi arriva a lamentarsi, rappresentano gran parte del problema e sono coloro i quali devono prendersi le loro responsabilità per certe regole, che si sarebbero potute adottare o meno, quando erano contrari. Non è così facile dire adesso di portare qualcun altro solo perché non va più bene a loro. Per quattro anni hanno dominato, come team indipendente abbiamo sempre detto che servivano regole diverse, non decise o influenzate pesantemente da un team». Fabiano Polimeni