C’è un dettaglio del carattere di Max Verstappen che certo non passa inosservato: il ragazzo ha una fiducia estrema nei propri mezzi, quasi la convinzione di essere un predestinato. Forse non sarà così, forse è solo apparenza, ma quando dice ai brasiliani di Globo che sarebbe in grado di vincere sulla Mercedes di Hamilton o Rosberg, è difficile farsi un’idea contraria. «Ne sono convinto al 100%, se avessi una possibilità come quella, non avrei problemi a tirare fuori il massimo». Al momento ha tirato fuori 10 punti nelle prime nove gare, contro i 9 di Carlos Sainz, tutto un altro carattere, ma dalle potenzialità certo non inferiori. A Silverstone uno è stato bloccato da problemi d’affidabilità, l’olandese da un errore che l’ha mandato fuori nelle prime battute di gara. Inevitabilmente sarà l’incidente di Montecarlo uno dei momenti chiave della stagione, quando a fine anno tirerà le somme della prima annata in Formula 1. «Non ho avuto il tempo di pensare molto, solo di preparami per un grande impatto. Dopo l’incidente ho compreso più cose sulla monoposto e la Formula 1 e ho realizzato, ad esempio, quanto la macchina sia davvero sicura e come tu possa esprimerti al massimo, dare tutto». Frasi che non devono destare scalpore, né interpretate nel senso di un pilota irresponsabile, che sbatte e non si cura più di tanto, facendosi forza di monoposto indistruttibili. Tra rispetto del regolamento e azzardo il limite è labile, il pilota vive in una “terra ristretta”, frasi normali. «Dopo Monaco ho avuto un balzo in avanti nelle prestazioni, perché ho modificato il mio concetto di limite», aggiunge il rookie della Toro Rosso. Ha raccolto da allora solo un ottavo posto in Austria, senza contare di fatto la gara in Canada, costellata di penalizzazioni per il cambio della power unit, e quella di Silverstone, chiusa malamente. Arrivare in Formula 1 a 17 anni è da privilegiati e il suo record è destinato a restare negli annali, non fosse altro perché i regolamenti hanno posto un freno su questo fronte. «A tanti ragazzi piacerebbe fare quello che faccio io, ma è difficile, posso ammetterlo con onestà. Ho avuto l’opportunità di imparare sin da piccolo da un padre che era pilota di Formula 1, è una “scuola” che altri non hanno. L’esperienza che ho a 17 anni è decisamente superiore a quella dei miei coetanei». Ha la determinazione, forse anche la presunzione, propria della sua età, ma non nega di essere lui stesso stupito della rapidità con la quale è stato proiettato su una monoposto da gran premio: «Quando ci penso, resto colpito. Non penso sia facile fare quanto sono riuscito a fare». Sulle critiche, invece, «non le percepisco. Non le ho mai subite, resto concentrato nel fare del mio meglio. Gli altri piloti, i media, tutti possono dire quel che vogliono. Ovviamente ho un gran sostegno da parte del team, è molto importante, ma alla fine devi credere al massimo in te stesso e non curarti troppo di cosa dicono gli altri». Fabiano Polimeni