Per quelle che erano le premesse della vigilia, con Massa a definirla la gara più difficile per la Williams delle sette residue, il Gran Premio di Singapore concluso a punti, quinti con Valtteri Bottas, può considerarsi un buon risultato. Certo, resta il ritiro di Felipe, causa problemi al cambio, a lasciare l’amaro in bocca. A Suzuka si potrà impostare un week end su basi diverse, con maggior fiducia di quanto non ci si potesse attendere da Singapore. «E’ stata una gara molto sfortunata per me. I problemi sono iniziati con l’incidente dopo la prima sosta, con Hulkenberg. Stavo frenando e mi è venuto addosso, senza lasciarmi spazio e con una foratura lenta che mi ha costretto a un pit-stop aggiuntivo», analizza il brasiliano. L’obiettivo secondo posto nel Costruttori continua a essere un’utopia, mentre la Red Bull alle spalle si trova a 59 punti, non un gap incolmabile se verranno confermate le prestazioni di Singapore anche nelle prossime gare. Rob Smedley mette l’accento sui progressi compiuti dal team nell’interpretare i lenti circuiti cittadini, dalla prestazione peggiore dell’anno a Monaco è stata fatta parecchia strada, che spiega così: «Abbiamo fatto grandi passi avanti nell’ultimo periodo relativamente alla velocità della macchina su piste come questa. Per noi era un problema farla funzionare in determinate situazioni ed è stato nelle ultime settimane che siamo giunti a un punto chiave, trovando qualcosa con l’assetto mentre dell’altro arriverà dal tavolo di progettazione». Tecnica a parte, Smedley sottolinea anche la giusta chiamata fatta con Bottas, lasciandolo fuori in pista e permettendogli di scavalcare Kvyat, beffato nella strategia dall’ingresso della safety car. Gli fa eco Valtteri, che aggiunge: «Ho potuto mettere un po’ di pressione sui ragazzi che erano davanti e fare un undercut (al contrario; ndr) su alcuni. I meccanici hanno fatto un lavoro eccezionale sotto pressione, abbiamo fatto quel che dovevamo, messo la testa giù e approfittato delle opportunità: era il miglior risultato possibile oggi (ieri; ndr) e sono soddisfatto». Fabiano Polimeni