Non si può parlare certo di una presenza ingombrante, quella di Jos Verstappen nel rapporto con il figlio Max, quantomeno dal profilo sportivo. Le premesse sono tali per cui i due podi, miglior risultato ottenuto da Jos in carriera, appaiono poca cosa di fronte alle prospettive che ha il neopatentato Max. Vuole comunque fare la sua parte, dare consigli e, soprattutto, suggerire la linea da seguire. Può non suscitare gran simpatia l’olandese, ma sembra non curarsene più di tanto: vincere è l’unica cosa che gli importi. «Faccio un po’ di tutto, sono sempre lì se ha delle domande e parliamo di tante cose. Con la mia esperienza mi accorgo cos’accade dentro al team e, quando serve, lo spingo in una certa direzione o gli dò un consiglio, specialmente sulle questioni fuori dalla pista», ha raccontato papà Jos nel corso di una serata con gli sponsor, alla vigilia della gara a Austin. C’è tempo anche per esplorare il fattore-paura, naturale quando hai corso gli stessi rischi in pista 20 anni prima. Altra epoca, nella quale il botto di Montecarlo quest’anno si sarebbe risolto con conseguenze molto diverse per Max. «Ci confrontiamo anche su alcune curve e sorpassi, come quello a Spa, dove ha superato Nasr all’esterno. Ovviamente è stata una manovra bellissima, ma non del tutto senza rischi, a 300 orari. Max non può pensare che funzionerà sempre. Quando correvo, a volte pensavo alla paura ma sai di averla sotto il tuo controllo. Adesso che è lui a gareggiare, ci penso di tanto in tanto, soprattutto su piste sulle quali il pericolo è maggiore. Guarda a Sochi, non proprio esente da rischi visti gli incidenti capitati. A volte mi spavento, Max però ama a tal punto correre che spero non capiti nulla». Certo non lesina elogi al figlio, sottolineando come un campione lo riconosci dal talento e la capacità di sentire la macchina, gestire le gomme nella finestra di temperatura corretta, i freni e tante piccole cose che fanno la differenza: «Un gran pilota sarà in grado di trovare e mantenere l’equilibrio generale con più facilità. Max regola i parametri sul volante quattro o cinque volte a giro, per ottimizzare le prestazioni del motore», sottolinea quasi fosse l’unico a farlo. Racconta anche il sorpasso su Sainz a Suzuka, per ribadire come abbia qualcosa in più, del predestinato: «Max ha un’altra dote, pensa con ampio anticipo quel che farà. Questo è talento, la gente dice che abbia delle capacità extra per riuscire a pensare certe cose durante la gara», dice riferendosi al cambio di regolazione del motore uscendo dalla 130R per avere più potenza e attaccare invece di recuperare energia. Fabiano Polimeni