GP Abu Dhabi, ultimi “test” per McLaren-Honda

GP Abu Dhabi, ultimi “test” per McLaren-Honda
Il week end sarà come di consueto un’ulteriore chance per raccogliere dati da tramutare in soluzioni vincenti nel 2016

23.11.2015 ( Aggiornata il 23.11.2015 17:59 )

Dalla Abu Dhabi degli esordi, lo scorso anno, quando per la prima volta scese in pista la power unit Honda montata su una McLaren, ad Abu Dhabi oggi, quella che sancirà la chiusura del mondiale 2015, probabilmente traguardo più agognato tra tutti in McLaren, non fosse altro per mettere un punto a un’annata per tanti versi imbarazzante. Si ripartirà da Melbourne, poi, con nuove speranze. Intanto, c’è un gran premio da affrontare, puntando alla consueta raccolta dati che, si spera, matureranno in soluzioni se non vincenti, quantomeno buone per compiere un netto balzo in avanti. «Il week end di Abu Dhabi ha diversi significati per noi in McLaren: la fine di una stagione con tante sfide e un processo di apprendimento importante; l’opportunità di raccogliere più informazioni possibili e continuare a imparare; l’inizio del periodo invernale, sul quale siamo tutti concentrati per lavorare a fondo sul pacchetto del prossimo anno, nel quale ritrovare i risultati degli sforzi compiuti quest’anno», commenta Alonso. Difficile attendersi risultati da ricordare a Yas Marina, «speriamo di agguantare quel che sarà possibile dal week end e divertirci il più possibile. E’ una pista esaltante, un circuito che cambia completamente durante il giro ed è molto divertente per i piloti». A conferma che lo sviluppo proseguirà pur essendo l’ultima gara del mondiale, Boullier aggiunge: «Non ci siamo fermati e stiamo portando nuovi pezzi e componenti riprogettati per l’ultima gara. Lo sviluppo è costante e l’occasione per imparare a ogni evento è di enorme importanza, tutti gli sforzi di questo week end saranno un vantaggio per la macchina del 2016 e sarà essenziale massimizzare le ultime sessioni dell’anno per raccogliere informazioni inestimabili e indirizzarle verso reali progressi in inverno». Fabiano Polimeni

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