Mario Andretti da qualche giorno è anche cittadino toscano: di Lucca per la precisione. Martedi 9 febbraio è stato insignito dal comune di Lucca della cittadinanza onoraria del capoluogo di provincia toscano. Un omaggio al passato di "Piedone" che proprio a Lucca, nei primi Anni '50 trascorse alcuni anni come profugo dopo la fuga con la famiglia dalla natia Istria che in seguito alla 2° guerra mondiale era diventata jugoslava. Tornato in Europa per ritirare questa onoreficienza a due mesi di distanza dalla premiazione ai Caschi d’oro di Autosprint, Andretti ne ha approfittato per riparlare di F.1. "Piedone" si è  schierato dalla parte di quanti ritengono eccessive le critiche alla Formula 1 moderna. La Formula 1 secondo lui è messa bene. Sembrerà strano, ma Piedone – che nel mondiale ci ha trascorso 14 stagioni tra il 1968 e il 1982 – non ha rimpianti per le epoche passate. Anzi. «Ci saranno sempre i tradizionalisti, chi dirà “I vecchi tempi erano i migliori”. Io preferisco guardare sempre avanti, i giorni di gloria della Formula 1 sono quelli attuali», rilancia. Come? Tutta una letteratura per raccontare il fascino delle corse di un tempo, le lotte tra piloti, la spettacolarità di gare che non facevano addormentare sul divano, poi arriva Andretti e ribalta tutto. Un pensiero che il campione italo-americano approfondisce, e spiega perché la F1 oggi vive giorni di gloria: «Ha una popolarità superiore in tutto il mondo, la tecnologia è al limite, in quegli anni – dice riferendosi ai Settanta e Ottanta – c’erano personaggi incredibili, piloti straordinari, mi piace però com’è migliorato tutto: darei qualunque cosa per essere 30 anni più giovane e correre oggi». Il confronto diretto tra piloti di epoche passate è impossibile da farsi: il gioco del chi è più forte lascia il tempo che trova. Per Andretti, «i campioni di oggi sarebbero stati campioni anche in altre decadi, e viceversa. L’unica differenza è che noi guidavamo su circuiti e macchine meno sicure. Sarebbe grandioso poter mettere in griglia entrambe le generazioni, ma non accadrà, purtroppo». A cambiare è stato il rapporto con il rischio, macchine più sicure oggi hanno allontanato lo spauracchio della morte dietro ogni curva, piste più sicure e con vie di fuga che perdonano quasi ogni errore. Un progresso irrinunciabile ma al tempo stesso la chance di spingersi un po’ oltre il limite, sapendo di uscirne – il più delle volte – comunque senza conseguenze drammatiche. Un Andretti che guarda anche alle discussioni sui regolamenti futuri, e nell’intervista a El Pais aggiunge: «Da ex pilota dico che sarebbe fantastico avere più potenza, i piloti ne vogliono sempre di più e i tifosi amano vedere andare le macchine più veloce, non dobbiamo mai dimenticarci di loro». Fabiano Polimeni