Se il nuovo format di qualifiche ha ricevuto una sonora bocciatura nel Gran Premio d’Australia, tanto da essere immediatamente scartato per l’appuntamento in Bahrain, la liberalizzazione della scelta delle mescole Pirelli si può dire abbia funzionato alla perfezione. Ha consentito una variabilità strategica interessante, strettamente collegata agli eventi della corsa, alla bandiera rossa che ha interrotto il gran premio al 18mo giro. E’ lo spartiacque che definisce il risultato finale, premia chi punta sulla gomma media senza averla provata al venerdì, ma con la garanzia di durata fornita lo scorso anno, quando Hamilton si fermò al 25mo giro e andò fino all’arrivo. Il campione del mondo, Hulkenberg, Rosberg, Massa, Grosjean, Bottas, Palmer e Nasr scelgono le Pirelli bianche, ma – Rosberg a parte - sono soprattutto Grosjean e Bottas ad avvantaggiarsi, perché il cambio gomme per il francese è “virtuale”, non perde alcunché nell’obbligo di passare da una mescola all’altra e anche il finlandese della Williams azzecca la fase di Safety Car in pista per rientrare, al 17mo giro. Rosberg vince la gara grazie all’intuizione del muretto, che copia la strategia proposta a un Hamilton che, partito male, aveva chiesto di variare tattica. Secondo la Pirelli erano le due soste l’alternativa più veloce, con uno stop al 16mo giro per passare dalle supermorbide alle morbide e ancora al 37mo giro per confermare le “gialle”. Hamilton si ferma al 16mo e va dritto sulle medie. Interessante notare anche il divario ridotto nell’analisi dei giri più veloci con ciascuna mescola, perché se Vettel ottiene con le gomme morbide (montate al pit del 35mo giro) 1’30”137, Rosberg, con le medie, fa 1’30”557. Appena 4 decimi il divario, a conferma di quanto forte vada la Mercedes con la specifica utilizzata a fondo nei test. Anche Hamilton conferma il limitato gap sulla prestazione assoluta: 1’30”646 è il secondo miglior tempo, seguito da 1’31”516 di Verstappen. Le supermorbide, invece, hanno restituito un quadro differente, frutto anche dei diversi frangenti di utilizzo della gomma più veloce. Solo Vettel, Ricciardo e Button le hanno utilizzate dalla ripartenza all’arrivo, tra i piloti classificati al traguardo. Il pilota Red Bull fa la miglior prestazione, 1’28”997, ma arriva a macchina leggera, avendole montate al 42mo dei 57 giri di gara. Sebastian, invece, affronta il segmento centrale del gran premio, dal 18mo al 35mo, con più benzina a bordo e la prestazione non va oltre l’1’29”951, in una fase nella quale doveva spingere a fondo per creare margine su Rosberg e Hamilton. Ad approfittare di tutte le tre mescole proposte dalla Pirelli per il Gran Premio d’Australia sono stati 8 piloti: Rosberg, Massa, Palmer, Button, Ericsson, Wehrlein, Nasr, Sainz, Verstappen. Le due Toro Rosso sono, insieme alla Ferrari, le macchine che hanno pagato maggiormente l’interruzione del gran premio e, al pari di Vettel e Raikkonen, non hanno azzardato la gomma media per andare fino all’arrivo. Entrano in zona punti, ma è un risultato da “bicchiere mezzo vuoto” vista la velocità espressa in qualifica e in avvio di gara, quando Verstappen riusciva a stare davanti a Hamilton e Sainz dietro a Massa (Carlos è stato il primo pilota a fermarsi, giro 8, per non perdere troppo tempo dietro alla Williams e provare l’undercut, quello riuscito a Rosberg su Raikkonen: Nico il primo stop lo fa al 12mo giro, Kimi al 16mo, nel momento “peggiore”, con le gomme ormai decadute nella prestazione e l’interruzione della corsa subito dopo il rientro in pista). Gli stint più lunghi con ciascuna mescola sono quelli di Hamilton (gomme medie, 41 giri), Ricciardo (gomme morbide, 24 giri) e Vettel (gomme supermorbide, 17 giri). Rispetto alla giornata di sabato, la gara si è corsa con temperature dell’asfalto molto più elevate: da 23° C della Q3 ai 38° C della partenza, salvo poi scendere a 27° C nel corso dei 57 giri. Fabiano Polimeni