Ecclestone: UE farà quel che è giusto

Ecclestone: UE farà quel che è giusto
Sulla F1 pende ancora il ricorso di Sauber e Force India al Commissario europeo per la concorrenza

Redazione

6 aprile 2016

Nel gran parlare che si fa della gestione della Formula 1 e del sistema di governo che la caratterizza, non va dimenticata l’indagine aperta dal Commissario europeo per la concorrenza a seguito del ricorso di Sauber e Force India, presentato lo scorso settembre. I due team avevano chiesto l’intervento della Commissione Europea per analizzare una situazione a loro dire di cartello, nella quale si impediva, di fatto, ai team più piccoli di accedere alla fetta più importante dei ricavi generati dal Circus, a vantaggio dei team più grandi (abuso di posizione dominante). In attesa che arrivi una pronuncia da parte delle istituzioni europee sulle regole decise con il Patto della Concordia, valido fino al 2020 e richiamato da Jean Todt come “ostacolo” a qualsiasi modifica della governance a breve termine, salvo un totale accordo delle parti in causa – FIA, FOM e scuderie –, Bernie Ecclestone in Bahrain ha commentato: «Stanno iniziando a interessarsi sempre più al meccanismo anti-competitivo che abbiamo. Ci sono delle discussioni in atto e faranno quel che sarà giusto fare. La UE potrebbe guardare i contratti e dire “Dovete stracciarli”». Colpisce che definisca “anti-competitivo” il sistema, lui che aveva sempre sposato una linea che giustificava la ripartizione dei proventi attuale sulla base di un accordo liberamente sottoscritto dalle parti, Sauber e Force India incluse. C’è dell’altro, e riguarda la possibilità che la UE arrivi a imporre delle misure che obblighino la Formula 1 a modificare la struttura attuale, se ritenuta limitativa della concorrenza. Si potrebbe arrivare a una procedura di conciliazione, oppure, lasciare che le indagini si concludano e la Commissione vieti con dei provvedimenti le condotte anticoncorrenziali, o semplicemente imponga un’ammenda. F1, Lauda critica il ricorso Sauber F1, Sauber e Force India ricorrono all’UE

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