Il Gran Premio di Montecarlo sarà una ricorrenza speciale per la McLaren: il team inglese debuttò in Formula Uno cinquant'anni fa proprio sul tracciato del Principato. Ed è una storia curiosa quella che racconta l'origine di questa squadra che in 50 anni di corse è diventato il secondo team in assoluto per vittorie dopo la Ferrari.

La McLaren nacque nel 1963 come scuderia che faceva correre vetture di formule minori di altri costruttori (Cooper fra tutti). Fu fondata da Bruce McLaren, giovane e valente pilota e ottimo ingegnere. Fino all'avvento di Alonso nel 2003 (poi battuto prima da Vettel e poi da Verstappen) McLaren detenne a lungo il record di pilota più giovane ad avere vinto un Gran Premio di F1: a 22 anni e 3 mesi. Nel 1966 McLaren, stufo di correre su vetture altrui, decise di costruire una propria monoposto F1: la M2B. E per farla debuttare fu scelto proprio il Gp di Montecarlo 1966.

La McLaren di quei primi anni '60 era una piccola squadra, caratterizzata dal forte nazionalismo (e dalla rivalità con l'australiana Brabham) dove tutti facevano tutto e molti erano neozelandesi come Bruce: uno dei meccanici era Howden Ganley, poi diventato anche lui pilota F1. E il secondo pilota era il giovanissimo Chris Amon, che poi nel '67 passò alla Ferrari. Cronometrista del team era Patty McLaren, moglie di Bruce. Progettista era Robin Herd che qualche anno dopo fondò la March.

Bruce McLaren, da bravo pilota-ingegnere, vedeva lontano tecnicamente parlando e la prima McLaren F1, la M2B, fu costruita con un telaio semi-monoscocca, una innovazione per le F1 dell'epoca ferme ai telai tubolari. Herd e McLaren però sbagliarono la scelta del motore: per differenziarsi da Brabham che aveva puntato sul motore Repco, scelsero un Ford V8 di derivazione Indy di cilindrata ridotta a 3 litri. Che si rivelò pesante e poco potente, ma aveva un enorme pregio: faceva un rombo incredibile che rese la McLaren F1 distinguibile fra tutte le altre monoposto.

La cosa più originale fu il colore dell'auto. Quando McLaren fondò nel 1963 la propria scuderia, il colore delle sue auto era il rosso. Come la Ferrari. Solo dopo la metà degli Anni '60 McLaren passò al leggendario arancione che simboleggiò questa squadra fino all'avvento dello sponsor Marlboro che impose il bianco-rosso. Ma la cosa buffa è che il giorno del debutto in F1, la McLaren M2B aveva tutta un'altra colorazione: era bianca con una riga longitudinale verde scuro che sembrava nera! Perché un colore simile? Per motivi cinematografici!

In quell'anno il regista americano John Frankenheimer, stava realizzando un celebre film sul mondo delle corse: “Grand Prix”. Una pietra miliare ancor oggi in fatto di film automobilistici. Frankenheimer, per esasperare la realtà, svolgeva le riprese del film durante le vere corse coinvolgendo molti piloti e team della F1. Così la neonata McLaren venne usata come “controfigura” per rappresentare una macchina giapponese di fantasia, la Yamura, che nel film era l'avversaria esotica che arrivava dal nulla a sfidare Ferrari, BRM e Lotus nel mondiale F1.

Il neonato team McLaren fu profumatamente pagato dalla produzione del film per impersonare la squadra Yamura e quindi adeguò i colori dell'auto alle necessità cinematografiche. Addirittura il secondo pilota del team, Chris Amon, impersonò il pilota protagonista del film con la Yamura (l'attore James Garner) tanto che nel lungometraggio il casco del pilota è esattamente quello bianco con fascia tricolore di Amon. Ironia della sorte, nel film proprio Aaron e la Yamura vincono il campionato del mondo F1 a Monza a fine film. Mentre la McLaren vera dovette aspettare il 1974 per il primo titolo mondiale, con Fittipaldi. Ma da allora il team del compianto Bruce, morto nel 1970 in un incidente durante un test, è secondom solo alla Ferrari per vittorie in F1: 182 trionfi.