Montecarlo ha numeri che aiutano a raccontarne la storia, le caratteristiche, i personaggi che, nel Principato, hanno lasciato un segno indelebile. Numeri da giocare al casinò, appena dopo Massenet, terza frenata più importante di un giro che, pur avendo la media oraria più bassa del mondiale, è catalogato dalla Brembo tra le piste da medio impegno per l'impianto frenante. Tante staccate si susseguono, poco spazio per raffreddare dischi e pinze. Così, 4.4G a Massenet, 4.5G a Sainte Devote e 4.6G uscendo dal tunnel, alla staccata della variante.

Numeri come la velocità massima raggiunta da Perez lo scorso anno, 295 orari nel punto che lo vide protagonista di due episodi importanti ma diametralmente opposti nelle sensazioni: il botto in qualifica nel 2012, il sorpasso a Button l'anno dopo, da compagni di squadra in McLaren. Gran Premio di Monaco significa fare 47 cambi di marcia ogni giro, sfida per il pilota oggi attenutata rispetto all'epoca in cui andavano effettuati manualmente. Quell'epoca che restituì anche il minor divario tra primo e secondo al traguardo a Montecarlo: Senna davanti a Mansell, 1992, il Leone "in gabbia" a cercar spazio per passare, costretto a passar secondo sotto la bandiera a scacchi, per 260 millesimi. Appena un pilota in più arrivò nel 1996, corsa disputata sul bagnato, con Schumacher subito fuori al Mirabeau basso, contro il guard-rail. Tre in tutto completarono la gara, vinta da Panis, ultimo francese vittorioso a Montecarlo.

I 3.337 metri si prestano meglio di qualsiasi altro circuito agli imprevisti, scenario che porta al 66,6% la probabilità di ingresso della safety car, dato calcolato sulle ultime 15 edizioni. E talvolta è stata salvifica per ravvivare edizioni piuttosto noiose: pronti, via e lunga processione per 78 giri. Per vincere serve partire davanti, non è un mistero: mediamente i vincitori scattano dalla posizione 2,4. La seconda fila in qualifica rischia di essere già  una sconfitta. Non lo fu la 14ma posizione per Olivier Panis, nel 1996 da non credere. 

C'era un tempo in cui, a Monaco, si correva su ben altre distanze (diversa era anche la lunghezza del tracciato): Fangio nel 1950 impiegò 3 ore e 13 minuti per completare 100 giri. Albori della Formula 1, della quale Monaco è pietra miliare. Inevitabile collegare al circuito monegasco il nome di Ayrton Senna, dominatore per sei stagioni di fila della corsa: vinse ininterrottamente dal 1989 al 1993 e avrebbe potuto migliorare il record, sette trionfi, se nel 1988 non avesse avuto un incidente quando era al comando con un margine prossimo al minuto sul secondo in classifica. Scese dalla McLaren, parcheggiata al Portier contro le barriere, e salì direttamente a casa.

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Il brasiliano, per dare una misura del dominio in quegli anni, effettuò 233 giri di seguito sempre in prima posizione, tra il 1989 e il 1991. 

Domenica proverà ad avvicinarsi ancora un po' Nico Rosberg, ottimo interprete delle sfide di Montercarlo, reduce tra tre successi nelle ultime tre edizioni. Il quarto trionfo lo porterebbe a eguagliare Prost, dietro Graham Hill e Schumacher a 5. Pista che, oggi, si affronta per il 39% del tempo con gas spalancato, a fronte di un 26% trascorso in frenata. L'incidenza di 10 kg di carburante in più è di 260 millesimi, mentre il consumo per giro si attesta su 1,28 kg. 

Lo scorso anno la pioggia disturbò le due sessioni di libere del giovedì. Tuttavia, si riuscirono a coprire alcuni passaggi sull'asciutto: 1'18"750 la miglior prestazione di Hamilton al mattino, 1'17"192 al pomeriggio. In qualifica si scese fino all'1'15"089 che valse la pole. Riferimenti destinati a essere riscritti nel week end, grazie all'impiego delle Pirelli Ultrasoft.

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