Radiosprint Austria, Hamilton: "Non sono io ad aver fatto l'incidente"

Le comunicazioni via radio tra piloti e muretto a Spielberg, con le polemiche in Force India per le restrizioni imposte dalla FIA

Fabiano Polimeni

4 luglio 2016

C'è Wehrlein preoccupato dell'arrivo della pioggia, Vettel che avvisa il muretto Ferrari di qualcosa che non ha bisogno di comunicazioni radio, Hamilton a fare idealmente spallucce di fronte all'incidente con Rosberg, nel Radiosprint del Gran Premio d'Austria. Comunicazioni tra piloti e muretto che sono anche al centro dei pensieri di Bob Fernley, direttore tecnico Force India. Non è stata la gara migliore dell'anno per Hulkenberg e Perez, quest'ultimo andato a sbattere all'ultimo giro, senza più freni e senza possibilità di essere avvisato dal box.

«Dobbiamo riguardare le comunicazioni radio perché non ci era consentito dire ai piloti che i freni erano in condizioni critiche. E' un po' preoccupante e appare sciocco mettere l'Halo sulle macchine ma non potergli dire che i freni stanno per abbandonarli», sottolinea Fernley, che dalla direzione gara ha ricevuto il divieto di comunicazione: «Dovremo discuterne, perché si è andati un po' oltre. Credo dovremo prendere il controllo della sicurezza dei piloti»

Messo da parte un tema sul quale si dovrà cercare un affinamento delle comunicazioni consentite, a Spielberg si è parlato via radio anche d'altro. Di meteo, ad esempio. Pronti, via e l'ottimo Pascal Wehrlein tiene informato il muretto in tempo reale: «C'è una leggera pioggia». Ma il primo "allarme" toppa clamorosamente, niente acqua. «Alcune gocce d'acqua in curva 2», poco dopo. Bocciato come meteorologo, promosso a pieni voti per la qualifica e la gara da "protagonista", nonostante i pochi mezzi. Ha fatto meglio della Renault, in crisi nera, e al giovane pilota tedesco non è piaciuta la resistenza di Magnussen: «Ha cambiato direzione 5 volte!».

«Sì, lo diremo a Charlie».

Giro 26, Rosberg alle spalle, uno stint da allungare il più possibile per far funzionare la strategia con una singola sosta. I programmi di Vettel e della Ferrrari però prendono un'altra piega. Verso destra, appena dopo il traguardo, ma troppo presto per impostare curva 1. C'è il guard-rail, c'è la gomma posteriore destra esplosa. 

«Credo abbiate visto, la posteriore destra è esplosta, ho spento il motore. Mi dispiace ragazzi».

Ha visto da vicino l'incidente Rosberg, e lesto via radio: «Sono passato sui detriti, controllate le pressioni». Foratura scongiurata. 

Con una Ferrari rimasta in gara, la corsa era tutta su Max Verstappen e Raikkonen non ama essere contraddetto: «Andiamo, bandiere blu!», si sfoga, con l'ingegnere di pista che prova a rassicurarlo: «Ricevuto, gli stanno mostrando le bandiere blu».

«No che non le sta avendo!». L'ultima parola è di Kimi.

Ampio spazio in Mercedes ai colloqui tra muretto e Hamilton. I cordoli di Spielberg hanno mietuto sospensioni a raffica e in gara il timore era per ulteriori cedimenti. Nulla di tutto ciò, ma l'ingegnere di pista avvisa Lewis: «Ok Lewis, i carichi sulle sospensioni in curva 9 sono critici, fai attenzione ai cordoli»

Wolff e gli ordini di scuderia: mai dire mai

Attenzione e al tempo stesso ritmo prima della seconda sosta: «Chiudi il gap più che puoi, è tempo di martellare». Ha dovuto proseguire anche dopo la sosta, per riprendersi la posizione, non senza un iniziale scetticismo sulle scelte operate sulle gomme: «Nico davanti è su gomme supersoft, mancano 16 giri e dovrai passare in pista», gli spiegano. 

«Perché ha le gomme più morbide?»

«Lewis, crediamo che questa sia la gomma giusta per arrivare alla fine». Oltre a essere l'unica per Rosberg, quella delle supersoft, non avendo altri set di soft. Ed è stata la più consistente per un finale pirotecnico. Se è vero che il risultato è quel che conta, un certo malumore per il modo con cui si è arrivati alla vittoria traspare ancor prima che rientri ai box, Hamilton. «Ok Lewis, ben fatto. Non è la gara che ci aspettavamo, ma... un buon risultato».

Pronta risposta dell'inglese: «Ero all'esterno, non sono io ad aver fatto l'incidente».

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