Non poteva esserci epilogo migliore al week end austriaco della Manor. Prima Wehrlein stacca un gran risultato in qualifica, dodicesimo in griglia, poi si mette in mostra con una gara vivace, che lo vede navigare a tratti nelle posizioni importanti della top ten, complice la scelta di posticipare la prima sosta mentre tutti gli altri passavano dai box per liberarsi delle ultrasoft. L'ingresso della safety car non favorisce la strategia del tedesco, fermatosi tre giri prima della neutralizzazione, eppure riesce nell'impresa di portare alla Manor Racing il primo punto in Formula 1, visto che quello ottenuto da Jules Bianchi va ascritto alla gestione Marussia di Lowdon e Booth.

«E' incredibile, sono così contento! Finire il week end con questo risultato è una ricompensa fantastica per tutti», racconta Wehrlein. C'è una Manor che mostra barlumi di competitività, lontana parente del progetto (non) sceso in pista lo scorso anno, quando si corse con la macchina dell'anno precedente e una partecipazione ai gran premi di fatto limitata all'onor di firma. Ha battagliato con la Renault e recuperato terreno dopo la sfortunata scelta di fermarsi ai box poco prima dell'ingresso della safety car, che l'ha fatto sprofondare in ultima posizione: è un Wehrlein comunque con i piedi per terra quello che guarda al futuro. «Difficile dire se potremo fare altri punti quest’anno. In Austria, anche senza aggiornamenti, siamo stati molto veloci e competitivi, questo dimostra che c’è del potenziale, inizialmente non sfruttato». 

Ha sfruttato alla perfezione le gomme, realizzando uno stint tra i più lunghi in assoluto con le gomme morbide, montate al giro 23 e tenute in vita per 47 passaggi: «Non c’è stato un momento chiave della gara, la cosa più importante è stata gestire bene le gomme, l’ultimo stint è durato più di 40 giri, è stato difficile tenerle in vita. La macchina ha dato ottime sensazioni». 

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Oltre al punto incamerato, che consente di scavalcare la Sauber nella classifica Costruttori, e puntare al relativo premio a fine anno, c'è l'orgoglio di aver dimostrato la validità di un progetto, avversato e criticato negli ultimi anni da più parti: «Abbiamo compiuto progressi un passo per volta, di quelli che non sono sempre visibili dall'esterno. Il risultato dell'Austria significa tante cose, la più importante è l'affermazione che siamo un team serio e professionale».

Fa eco alle parole di Pascal Wehrlein, il direttore sportivo Dave Ryan: «Ci hanno chiamato in tutti i modi nel corso degli anni, ma siamo qui per lottare e provare a migliorare gara dopo gara, ed è quel che stiamo facendo».

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