Felipe Massa  (protagonista di una lunga intervista su Autosprint in edicola)  è al passo d'addio, due gare ancora e poi saluterà la Formula 1. Lo stesso accadrà a Jenson Button, altra formula, quella scelta per allontanarsi dai week end di gara. E all'orizzonte si affaccia la possibilità, non remota, che Fernando Alonso possa fermarsi al termine della stagione 2017. Il pilota spagnolo commenta le ragioni che spingono, oggi, ad appendere il casco al chiodo, a dire basta con una routine che cannibalizza ogni altro aspetto della quotidianità.

«In Formula 1 non è come in altri sport, dove l'elemento fisico è forse più rilevante. Qui si tratta del mezzo meccanico, non credo ci sia un picco e poi un calo, nella carriera di un pilota c'è una linea normale di progressi e miglioramenti costanti. Se ti fermi un giorno non è perché sei più lento, è perché sei stanco. Di viaggiare, dei media, quando la tua vita è per 20 anni sotto i riflettori, quando sei sui giornali e in tv per 20 anni, forse vuoi fermare tutto ciò perché la vita vera è dall'altra parte di quella scatola. Ti ritiri per questo, non perché sei 4 decimi, 3 o mezzo secondo più lento di 20 anni prima».

La scelta di tanti è anche quella di chiudere nel momento in cui manca l'opportunità di essere competitivi, poter lottare per traguardi importanti, secondo Fernando, tuttavia, «vincere non impedisce di stancarti dello sport.

Ti ritiri perché inizi a 19 o 20 anni in Formula 1 e a 37 ne hai passati 17 totalmente dedicati allo sport. Non c'è un singolo giorno che non fai colazione pensando a quel che stai mangiando o che non fai qualcosa immaginando che possa creare un problema perché la gara è il week end successivo. Anche se stai vincendo, c'è un momento in cui arriva la tentazione di avere una vita normale», racconta in un'intervista a F1i.

Si augura che la Formula 1 introduca un gran cambiamento il prossimo anno, per tenere viva la voglia di correre e la McLaren supporti questa voglia con un progetto buono per vederlo lottare nelle posizioni consone a un campione che non ha mancato di regalare lampi di classe e determinazione, vedi Austin. E' sempre stato molto critico con l'attuale generazione di monoposto, troppo facili e lente per chi ha saggiato un'altra epoca di prestazioni: «Dobbiamo cambiare parecchio con le nuove regole. Aiutano anche le nuove generazioni ad arrivare in Formula 1, perché fai tanto simulatore, tanta Playstation, le macchine oggi sono così lente e delicate da guidare che si tratta di avere quel tipo di sensazioni che puoi ricevere con questi strumenti. Diversamente dal passato, quando la F1 era per gli eroi, dovevi mangiare tanto se volevi guidare una F1 del 2004 o del 2003, oggi sei già pronto ai test invernali perché le macchine sono mezze-Formula 1».

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Riconosce, però, anche ai giovanissimi approdati nella massima serie, come il talento serva eccome: «Arrivano ancora i migliori piloti, ma non hanno bisogno del tempo per imparare la categoria. Serve minore preparazione, ma credo ancora che arrivino sempre i migliori e lo dimostrano nelle categorie inferiori con le vittorie».