E' stato il botto più spettacolare e violento del 2016, l'incidente di Fernando Alonso nel Gran Premio d'Australia. Il contatto con la Haas di Gutierrez, l'impatto sul muretto esterno verso curva 3, poi la corsa che prosegue nella via di fuga in ghiaia, dove la McLaren si è fermata capovolta, vicina alle barriere, dopo una serie di capottamenti. L'interrogativo emerso da subito fu: cosa sarebbe cambiato se fosse stato presente l'Halo? Il dispositivo di protezione per la testa del pilota è stato provato a lungo in pista lo scorso anno, ma la decisione dei team è stata per uno slittamento della sua introduzione, inizialmente proposta dalla FIA nel 2017.

A dare risposta a quella domanda è Laurent Mekies, direttore della sicurezza all'interno della Federazione, dove è approdato nel 2014, dopo l'esperienza "sul campo", in Asiatech F1, Minardi e Toro Rosso, dal ruolo di ingegnere di pista fino a responsabile della dinamica del veicolo. Ha illustrato i risultati delle simulazioni condotte dalla Federazione nel corso della conferenza all'interno del Motorsport Safety Fund, intitolata al professore Sid Watkins, storico medico della Formula 1, scomparso nel 2012 a 84 anni.

«Abbiamo guardato in modo specifico a quell'incidente quando abbiamo realizzato lo studio sull'Halo. Abbiamo visto com'è atterrata l'auto, ma l'interrogativo principale era cosa sarebbe accaduto se il pilota avesse avuto bisogno di uscire dalla monoposto», la premessa di Mekies. E se la procedura vuole che siano i commissari a rimettere la macchina sulle quattro ruote dopo il capottamento, la realtà dice di piloti che cercano naturalmente di uscire da soli anche con l'auto capovolta: «E' chiaro, e lo accettiamo, se il pilota sta bene proverà a uscire da solo. Non è una grande idea, considerato il sistema elettrico della monoposto, preferiremmo attendesse, tuttavia è così che va».

A "mettersi nei panni" di Alonso è stato il consulente dell'istituto di ricerca sulla sicurezza, partner della FIA, il Global Institute for Motor Sport Safety, Andy Mellor: «Abbiamo ribaltato un telaio con l'Halo e fatto sedere Andy Mellor all'interno, nel peggiore scenario che si possa immaginare. Gli abbiamo chiesto di uscire esattamente dalla posizione in cui si è trovato Fernando e ci è riuscito», prosegue.

Non ha costituito un ostacolo, la struttura di protezione nel caso specifico, anzi, dai riscontri ottenuti, «l'Halo ha creato uno spazio libero per il pilota. Quando abbiamo mostrato i risultati ai piloti, non sono rimasti colpiti dalla rapidità con cui Andy è uscito dalla macchina, tuttavia hanno chiesto di provare prima che venga introdotto un giorno».

Formula Crash: gli incidenti del 2016

Mekies ha inoltre aggiunto come il lavoro di sviluppo e ricerca sull'Halo per come è stato pensato in questi anni sia terminato e spetti adesso a piloti, team, FIA esprimersi sulla sua introduzione.