Valtteri Bottas ha un compito arduo davanti a sé. Convincere Mercedes che è l'uomo giusto sul quale puntare anche nel 2018 e convincere la critica di poter reggere la convivenza con Lewis Hamilton. Un "avvertimento" arriva da Anthony Hamilton, che senza mezzi termini definisce il figlio come un ammazza-carriere: «Niente sorprende Lewis - dice riferendosi al ritiro di Rosberg - al momento si considera imbattibile e lo è. Quando è in giornata è imbattibile. La mia personalissima visione è che chiunque vada contro Lewis ha bisogno di avere una carriera programmata, perché Lewis è un ammazza-carriere».

Alonso, Button, Rosberg, chi si è confrontato con l'inglese non ha certo appeso il casco al chiodo perché annichilito da Lewis. Intervistato da Newsweek, Hamilton padre critica il comportamento degli altri piloti, colpevoli di non fare abbastanza per lo sport, di limitarsi a svolgere il loro compito, guidare ed essere guidati, dalle dichiarazioni alla vita fuori dal circuito.

«Lewis non è un pilota, è una superstar. L'ha detto Briatore, è la miglior cosa che sia mai capitata nel motorsport, perché ha superato tutte le barriere e non si è limitato a essere un pilota, è un po' come una stella del cinema o della musica e ha avvicinato queste persone alla Formula 1.

Quale altro pilota l'ha fatto o lo sta facendo? Nessuno. "Sono-un-pilota-robot. Sono-qui-per-correre", parlano tutti così (come robot; ndr) e arrivederci. Andiamo, è un business nel quale servono personaggi. E' intrattenimento. Ai tempi di sir Stirling Moss quei tipi erano delle personalità e correvano anche le rockstar e le stelle del cinema. Adesso, quante stelle vengono attualmente motivate dai piloti? Accade probabilmente il contrario, che vadano loro a vedere i film, ma quante stelle del cinema verranno a seguire un pilota in particolare?».

L'esigenza di avere dei personaggi e di riportare il pubblico in pista, sono i due punti che secondo Anthony Hamilton la nuova proprietà della Formula 1 dovrebbe tenere ben chiari in mente. E a Liberty Media consiglia prudenza:  «Dovrebbero prendersi del tempo, pensare, è troppo presto per dire "Faremo questo, porteremo qua la Formula 1". Si tratta di gestirla per un anno o due, capire come va, cosa vogliono i tifosi, apprendere come portare nuove persone.

Non dev'essere un business in cui chi paga più soldi organizza una gara, si tratta di quante persone andrebbero ad assistere a quel gran premio se si corresse in una certa località. La cosa principale è abbassare i costi per i tifosi.

Poi l'altro fattore importante è avere grandi piloti, non solo gente con tanti soldi, mamma e papà che finanziano... Se seguiremo questa strada, la Formula 1 si disintegrerà nei prossimi 5 anni».